QUARTA SETTIMANA
[218] Prima contemplazione: Cristo nostro Signore appare a nostra signora
[219]. La solita preghiera preparatoria. Il primo preludio è il soggetto della contemplazione: dopo che Cristo spirò sulla croce e il corpo rimase separato dall'anima, ma sempre unito con la divinità, la sua anima beata discese agli inferi, ugualmente unita con la divinità; liberò di là le anime giuste e, ritornato al sepolcro e resuscitato, apparve in corpo e anima alla sua Madre benedetta.
[220] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere la disposizione del santo sepolcro e l'ambiente o la casa di nostra Signora, osservando le sue parti separatamente, per esempio la stanza, il posto di preghiera, e così via.
[221] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere la grazia di allietarmi e gioire intensamente per la grande gloria e gioia di Cristo nostro Signore.
[222] Primo, secondo e terzo punto: sono gli stessi che si sono considerati nell'ultima cena di Cristo nostro Signore .
[223] Quarto punto: considero che la divinità, che nella passione sembrava nascondersi, ora appare e si manifesta così miracolosamente nella santissima risurrezione, attraverso i suoi veri e meravigliosi effetti.
[224] Quinto punto: considero la funzione di consolatore che Cristo nostro Signore esercita, paragonandola al modo solito di consolarsi fra amici.
[225] Colloquio. Alla fine farò un colloquio o più colloqui, secondo l'argomento trattato, e dirò un Padre nostro. Prima nota. Nelle contemplazioni seguenti si continua con tutti i misteri dalla risurrezione fino all'ascensione inclusa, nel modo indicato più avanti; per il resto, in tutta la settimana della risurrezione, si seguono e si mantengono la stessa forma e lo stesso metodo seguiti in tutta la settimana della passione . Così, per questa prima contemplazione sulla risurrezione, quanto ai preludi ci si regola secondo l'argomento trattato; i cinque punti sono gli stessi, e anche le addizioni che vengono più avanti sono le stesse; per tutto il resto cioè per le ripetizioni, l'applicazione dei cinque sensi, l'allungare o abbreviare i misteri, e così via ci si può regolare con il metodo della settimana della passione .
[227] Seconda nota. Ordinariamente in questa quarta settimana è opportuno, più che nelle tre precedenti, fare quattro esercizi e non cinque: il primo al mattino appena alzati; il secondo all'ora della messa o prima del pranzo, invece della prima ripetizione; il terzo all'ora dei vespri, invece della seconda ripetizione; il quarto prima della cena, facendo l'applicazione dei cinque sensi sui tre esercizi di quel giorno, fermando l'attenzione e trattenendosi più a lungo sui punti più importanti e dove ciascuno ha sentito maggiori ispirazioni e gusti spirituali.
[228] Terza nota. In tutte le contemplazioni è stato proposto un determinato numero di punti (di solito tre o cinque); tuttavia colui che contempla può fissarne un numero maggiore o minore, come meglio si trova disposto; perciò, prima di incominciare la contemplazione, giova molto prevedere e stabilire un numero determinato di punti da meditare.
[229] Quarta nota. In questa quarta settimana, fra le dieci addizioni, si devono modificare la seconda, la sesta, la settima e la decima. La seconda: appena sveglio, mi ricorderò la contemplazione che sto per fare, volendo gioire e allietarmi per la grande gioia e letizia di Cristo nostro Signore . La sesta: richiamerò alla memoria e penserò cose che suscitano piacere, letizia e gioia spirituale, come per esempio il paradiso. La settima: procurerò di valermi della luce o delle opportunità della stagione, come il fresco d'estate e il sole e il riscaldamento d'inverno, in quanto penso o prevedo che mi può essere utile per gioire nel mio Creatore e Redentore. La decima: invece della penitenza, osserverò la temperanza e il giusto mezzo, a meno che non vi sia obbligo di digiuno o di astinenza comandati dalla Chiesa; questi infatti si devono sempre osservare, se non c'è un legittimo impedimento.
[230] CONTEMPLAZIONE PER RAGGIUNGERE L'AMORE. Nota. È necessario premettere due osservazioni. La prima è che l'amore si deve porre più nei fatti che nelle parole.
[231] Seconda osservazione: l'amore consiste in un reciproco scambio di beni, cioè l'amante dà e comunica all'amato quello che ha o una parte di quello che ha o può, e a sua volta l'amato lo dà all'amante; in questo modo, chi ha scienza, onori, ricchezze, li dà a chi non li ha, e così reciprocamente. La solita preghiera preparatoria.
[232] Il primo preludio è composizione: qui sarà vedere me stesso alla presenza di Dio nostro Signore, degli angeli e dei santi che intercedono per me.
[233] Il secondo preludio consiste nel chiedere quello che voglio: qui sarà chiedere un'intima conoscenza di tutto il bene ricevuto, perché, riconoscendolo interamente, possa in tutto amare e servire la divina Maestà.
[234] Primo punto. Nel primo punto richiamo alla memoria i benefici ricevuti: la creazione, la redenzione, i doni particolari; esamino con molto amore quanto Dio nostro Signore ha fatto per me e quanto mi ha dato di quello che ha; poi ancora quanto egli desidera darsi a me, in tutto quello che può, secondo la sua divina disposizione. Quindi rifletto su me stesso, considerando che cosa è ragionevole e giusto che io, da parte mia, offra e doni alla sua divina Maestà, cioè tutte le mie cose e me stesso con esse, come chi offre con molto amore e dice: "Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: di tutto disponi secondo la tua piena volontà.
Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta".
[235] Secondo punto. Nel secondo punto osservo come Dio è presente nelle creature: negli elementi dando l'esistenza, nelle piante dando la vita, negli animali dando la sensibilità, negli uomini dando l'intelligenza; e così è presente in me, dandomi l'esistenza, la vita, la sensibilità, l'intelligenza;
inoltre fa di me un suo tempio, poiché sono creato a immagine e somiglianza della sua divina Maestà. Quindi rifletto di nuovo su me stesso, come è indicato nel primo punto o in un altro modo che mi sembri migliore. Lo stesso farò in ciascuno dei punti seguenti.
[236] Terzo punto. Nel terzo punto considero come Dio opera ed è attivo per me in tutte le realtà di questo mondo, a somiglianza di uno che lavora: così, per esempio, nei cieli, negli elementi, nelle piante, nei frutti, negli armenti, e via dicendo, dando l'esistenza, la conservazione, la vita, la sensibilità, e così via. Quindi rifletto su me stesso.
[237] Quarto punto. Nel quarto punto osservo come tutti i beni e i doni discendono dall'alto: per esempio, la mia limitata potenza discende da quella somma e infinita di lassù, e così la giustizia, la bontà, la pietà, la misericordia, e via dicendo, come i raggi discendono dal sole, le acque dalla sorgente, e così via. Termino riflettendo su me stesso, nel modo indicato. Alla fine farò un colloquio e dirò un Padre nostro.
[238] TRE MODI DI PREGARE: PRIMO MODO. PRIMO: SUI COMANDAMENTI. Il primo modo di pregare è sopra i dieci comandamenti, i sette vizi capitali, le tre facoltà dell'anima e i cinque sensi del corpo. Questo modo di pregare consiste, piuttosto che nel dare un procedimento o un metodo di preghiera, nel fornire un procedimento, un metodo e degli esercizi con cui l'anima si prepari e progredisca, per rendere la preghiera gradita a Dio.
[239] Per prima cosa faccio l'equivalente della terza addizione della seconda settimana: prima di incominciare la preghiera, distendo lo spirito sedendo o passeggiando, come mi sembra meglio, e pensando dove vado e a che scopo. Questa addizione si osserverà all'inizio di tutti i modi di pregare.
[240] Una preghiera preparatoria: per esempio, chiedo a Dio nostro Signore la grazia di conoscere in che cosa ho mancato riguardo ai dieci comandamenti e l'aiuto per emendarmi in avvenire;
domando pure una perfetta conoscenza dei comandamenti, per osservarli più fedelmente e per la maggior gloria e lode della divina Maestà.
[241] Riguardo al primo modo di pregare, incomincio a considerare il primo comandamento, e rifletto come l'ho osservato e in che cosa l'ho trasgredito, prendendo come misura il tempo che si impiega a dire per tre volte il Padre nostro e l'Ave Maria; se in questo tempo scopro qualche mancanza, ne chiedo perdono e dico un Padre nostro. Faccio allo stesso modo per ciascuno dei dieci comandamenti.
[242] Prima nota. Quando uno, riflettendo su un comandamento, trova che in questo non ha alcuna abitudine di peccare, non è necessario che vi si trattenga per molto tempo; ma, secondo che uno si trova più o meno in colpa riguardo a quel comandamento, deve soffermarsi più o meno a lungo a considerarlo ed esaminarlo. Lo stesso si deve osservare per i vizi capitali.
[243] Seconda nota. Dopo aver terminato la considerazione già indicata sui dieci comandamenti, mi accuso su questi e chiedo la grazia e l'aiuto per emendarmi in avvenire. Alla fine farò un colloquio con Dio nostro Signore, secondo l'argomento trattato.
[244] SECONDO: SUI VIZI CAPITALI. Circa i setti vizi capitali, dopo l'addizione faccio la preghiera preparatoria nel modo già indicato , cambiando soltanto il soggetto: qui sono i peccati da evitare, mentre prima erano i comandamenti da osservare. Seguo inoltre il procedimento e la misura sopra indicati e faccio il colloquio.
[245] Per conoscere più facilmente le mancanze commesse circa i vizi capitali, tengo presenti i loro contrari; e così, per evitarli più facilmente, mi propongo e procuro con santi esercizi di acquistare e possedere le sette virtù ad essi contrarie.
[246] TERZO: SULLE FACOLTÀ DELL'ANIMA. Modo. Per le tre facoltà dell'anima si segue lo stesso procedimento e la stessa misura già seguiti per i comandamenti, si osserva l'addizione corrispondente, si fa la preghiera preparatoria e il colloquio.
[247] QUARTO: SUI CINQUE SENSI DEL CORPO. Modo. Circa i cinque sensi del corpo, si mantiene lo stesso procedimento, cambiando l'argomento.
[248] Nota. Chi nell'uso dei propri sensi vuole imitare Cristo nostro Signore, nella preghiera preparatoria si raccomandi alla sua divina Maestà, e dopo aver considerato ciascuno dei sensi dica un'Ave Maria o un Padre nostro. Chi nell'uso dei sensi vuole imitare nostra Signora, nella preghiera preparatoria si raccomandi a lei, perché gli ottenga grazia per questo dal suo Figlio e Signore, e dopo aver considerato ciascuno dei sensi dica un'Ave Maria.
[249] SECONDO MODO DI PREGARE: CONTEMPLARE IL SIGNIFICATO DI OGNI PAROLA DELLA PREGHIERA.
[250] La stessa addizione del primo modo di pregare si osserverà anche in questo secondo modo.
[251] La preghiera preparatoria si farà tenendo presente la persona a cui si rivolge la preghiera.
[252] Il secondo modo di pregare consiste in questo: stando in ginocchio o seduto, come ciascuno si sente meglio disposto e trova maggiore devozione, tenendo gli occhi chiusi o fissi su un punto senza muoverli qua e là, si dice "Padre"; su questa parola ci si sofferma a riflettere finché si trovano significati e paragoni, gusto e consolazione nelle considerazioni che si riferiscono ad essa. Si fa lo stesso con ogni parola del Padre nostro o di qualunque altra preghiera che si vuole recitare in questo modo.
[253] Prima regola. Si rimane per un'ora, nel modo sopra indicato, su tutto il Padre nostro; finito questo, si dirà l'Ave Maria, il Credo, l'"Anima di Cristo" e la Salve Regina vocalmente o mentalmente, nel modo solito.
[254]Seconda regola. Se, contemplando il Padre nostro, in una o due parole si trova molta materia per riflettere, con gusto e consolazione, non bisogna preoccuparsi di andare avanti, anche se si impiegasse tutta l'ora in quello che si è trovato; passata l'ora, si dirà il resto del Padre nostro nel modo solito.
[255] Terza regola. Se uno si è trattenuto per un'ora intera su una o due parole del Padre nostro, un altro giorno, quando vorrà ritornare su questa preghiera, dirà quell'una o due parole nel modo solito e incomincerà a contemplare, come è indicato nella seconda regola, con la parola che segue immediatamente.
[256] Prima nota. Terminato il Padre nostro in uno o più giorni, si farà lo stesso con l'Ave Maria e poi con le altre preghiere, in modo da esercitarsi sempre, per qualche tempo, su una di esse.
[257] Seconda nota. Terminata la preghiera, rivolgendosi alla persona a cui essa era diretta, si chiederà la virtù o la grazia di cui si sente maggiore necessità.
[258] TERZO MODO DI PREGARE: A RITMO. L'addizione sarà la stessa del primo e del secondo modo di pregare . La preghiera preparatoria sarà come nel secondo modo di pregare . Il terzo modo di pregare consiste in questo: ad ogni anelito o respiro si prega mentalmente dicendo una parola del Padre nostro o di un'altra preghiera che si vuole recitare; così, tra un respiro e l'altro, si pensa principalmente al significato di quella parola, o alla persona a cui è rivolta, o alla propria pochezza, o alla distanza fra quella grandezza e la propria pochezza. Con lo stesso procedimento e la stessa misura si continua con le altre parole del Padre nostro; infine si dicono nel modo solito le altre preghiere, cioè l'Ave Maria, l'"Anima di Cristo", il Credo e la Salve Regina.
[259] Prima regola. In altro giorno o in altra ora in cui si vuole pregare, si dice l'Ave Maria con questo ritmo e le altre preghiere nel modo solito; si continua poi allo stesso modo con le altre.
[260] Seconda regola. Chi vuole trattenersi più a lungo nella preghiera a ritmo, può dire tutte le preghiere precedenti o parti di esse, seguendo lo stesso procedimento del respiro a ritmo, come si è spiegato .
MISTERI DELLA VITA DI CRISTO
[261] I MISTERI DELLA VITA DI CRISTO NOSTRO SIGNORE. Nota. È da notare che, in tutti i misteri che seguono, le parole in corsivo sono tratte dal Vangelo, ma non le altre. In ogni mistero si troveranno generalmente tre punti, per poter meditare e contemplare su questi più facilmente.
[262] L'ANNUNCIAZIONE A NOSTRA SIGNORA (Luca 1, 26-38). Primo punto. L'angelo san Gabriele saluta nostra Signora e le annuncia la concezione di Cristo nostro Signore. L'angelo, entrando dov'era Maria, la salutò dicendole: "Ave, o piena di grazia; concepirai nel tuo grembo e darai alla luce un figlio". Secondo punto. L'angelo conferma quello che ha detto a nostra Signora, annunciandole la concezione di san Giovanni Battista, e dice: "Vedi, anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio". Terzo punto. Nostra Signora risponde all'angelo: "Ecco l'ancella del Signore; avvenga di me secondo la tua parola".
[263] LA VISITA DI NOSTRA SIGNORA A ELISABETTA (Luca 1, 39-56). Primo punto. Nostra Signora fa visita a Elisabetta e san Giovanni Battista, che è nel grembo della madre, avverte la visita fatta da nostra Signora: Appena Elisabetta udì il saluto di nostra Signora, il bambino sussultò di gioia nel suo grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo". Secondo punto. Nostra Signora innalza un cantico e dice: "L'anima mia magnifica il Signore". Terzo punto. Maria rimase con Elisabetta quasi tre mesi, poi ritornò a casa sua.
[264] LA NASCITA DI CRISTO NOSTRO SIGNORE (Luca 2, 1-14) Primo punto. Nostra Signora e Giuseppe, suo sposo, vanno da Nazaret a Betlemme: Giuseppe salì dalla Galilea a Betlemme per obbedire a Cesare, con Maria sua sposa che era incinta. Secondo punto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia. Terzo punto. Apparve una schiera di angeli che dicevano: "Gloria a Dio nei cieli".
[265] I PASTORI (Luca 2, 15-20). Primo punto. L'angelo annuncia ai pastori la nascita di Cristo nostro Signore: "Vi annuncio una grande gioia, perché oggi è nato il Salvatore del mondo".
Secondo punto. I pastori vanno a Betlemme: Andarono in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino che giaceva nella mangiatoia. Terzo punto. I pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio.
[266] LA CIRCONCISIONE (Luca 2,21) Primo punto. Circoncidono il Bambino Gesù. Secondo punto. Il suo nome è Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo della Madre. Terzo punto. Rendono il Bambino alla Madre, che prova compassione per il sangue versato dal Figlio.
[267] I TRE RE MAGI (Matteo 2, 1-12). Primo punto. I tre re magi, guidati dalla stella, vengono ad adorare Gesù e dicono: "Abbiamo visto la sua stella in Oriente, e siamo venuti per adorarlo".
Secondo punto. Lo adorano e gli offrono doni: Prostrati a terra lo adorarono e gli presentarono doni: oro, incenso e mirra. Terzo punto. Furono avvertiti in sogno di non tornare da Erode, e per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
[268] LA PURIFICAZIONE DI NOSTRA SIGNORA E LA PRESENTAZIONE DEL BAMBINO GESÙ (Luca 2, 21-40). Primo punto. Portano il Bambino Gesù al tempio per presentarlo al Signore come primogenito, e offrono per lui una coppia di tortore o di giovani colombi. Secondo punto.
Simeone, venuto al tempio, lo prese tra le braccia e disse: "Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace". Terzo punto. Anna, arrivata dopo, lodava il Signore e parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Israele.
[269] LA FUGA IN EGITTO (Matteo 2, 13-18). Primo punto. Erode vuole uccidere il bambino Gesù, e perciò uccide gli innocenti. Prima della loro morte l'angelo avverte Giuseppe di fuggire in Egitto: "Alzati, prendi il Bambino e sua Madre e fuggi in Egitto". Secondo punto. Parte per l'Egitto:
Giuseppe si alzò di notte e fuggì in Egitto. Terzo punto. Rimane là fino alla morte di Erode.
[270] CRISTO NOSTRO SIGNORE RITORNA DALL'EGITTO (Matteo 2, 19-23) Primo punto. L'angelo avverte Giuseppe di ritornare in Israele "Alzati, prendi il Bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele". Secondo punto. Si alza e va nel paese d'Israele. Terzo punto. Poiché in Giudea regnava Archelao, figlio di Erode, si ritira a Nazaret.
[271] LA VITA DI CRISTO NOSTRO SIGNORE DAI DODICI AI TRENT'ANNI (Luca 2, 50- 52). Primo punto. Era obbediente ai suoi genitori, cresceva in sapienza, età e grazia. Secondo punto.
Pare che facesse il mestiere di falegname, come lascia intendere san Marco (6, 3): "Costui non è forse il falegname?".
[272] CRISTO SI RECA AL TEMPIO ALL'ETÀ DI DODICI ANNI (Luca 2, 41-50). Primo punto. Cristo nostro Signore, all'età di dodici anni, si reca da Nazaret a Gerusalemme. Secondo punto.
Cristo nostro Signore rimane a Gerusalemme all'insaputa dei suoi genitori. Terzo punto. Trascorsi tre giorni, lo trovano mentre discute nel tempio, seduto tra i dottori. Ai genitori che gli domandano dov'è stato risponde: "Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
[273] IL BATTESIMO DI CRISTO (Matteo 3, 13-17). Primo punto. Cristo nostro Signore, dopo essersi accomiatato dalla sua Madre benedetta, si reca da Nazaret al fiume Giordano, dove si trova san Giovanni Battista. Secondo punto. San Giovanni battezza Cristo nostro Signore; vuole scusarsi ritenendosi indegno di battezzarlo, ma Cristo gli dice: "Lascia fare, per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia". Terzo punto. Venne lo Spirito Santo e la voce del Padre dal cielo che disse: "Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto".
[274] LE TENTAZIONI DI CRISTO (Luca 4,1-13; Matteo 4,1-11). Primo punto. Dopo essere stato battezzato, si reca nel deserto, dove digiuna quaranta giorni e quaranta notti. Secondo punto. È tentato dal diavolo tre volte: Il tentatore, avvicinandosi a lui, gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, di' a queste pietre che diventino pane; gettati giù; ti darò tutto questo che vedi, se prostrandoti a terra mi adorerai". Terzo punto. Gli si accostarono gli angeli e lo servivano.
[275] LA CHIAMATA DEGLI APOSTOLI. Primo punto. Pare che san Pietro e sant'Andrea siano stati chiamati tre volte: la prima per una certa conoscenza (Giovanni 1,35-42); la seconda per seguire Cristo in qualche modo, cioè con l'intenzione di tornare a possedere quello che avevano lasciato (Luca 5,1-11); la terza per seguire per sempre Cristo nostro Signore (Matteo 4,18-22;
Marco 1, 16-20). Secondo punto. Chiama Filippo (Giovanni 1,43-44) e Matteo (Matteo 9,9-13). Terzo punto. Chiama gli altri apostoli, ma della loro vocazione non si fa speciale menzione nel Vangelo. Si devono pure considerare altri tre aspetti: il primo, la rozza e umile condizione degli apostoli; il secondo, la dignità a cui furono così benignamente chiamati; il terzo, i doni e le grazie con cui furono posti al di sopra di tutti i padri del nuovo e dell'antico testamento.
[276] IL PRIMO MIRACOLO COMPIUTO ALLE NOZZE DI CANA (Giovanni 2, 1-12). Primo punto. Cristo nostro Signore è invitato con i suoi discepoli alle nozze. Secondo punto. La Madre fa osservare al Figlio che è venuto a mancare il vino, dicendo: "Non hanno più vino"; e ordina ai servi:
"Fate quello che vi dirà". Terzo punto. Cambiò l'acqua in vino, manifestando la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.
[277] CRISTO SCACCIA DAL TEMPIO I MERCANTI (Giovanni 2, 13-22). Primo punto. Scaccia dal tempio tutti i mercanti con una sferza fatta di corde. Secondo punto. Rovescia a terra i tavoli e i denari dei ricchi banchieri che stanno nel tempio. Terzo punto. Ai poveri venditori di colombe dice con tono mite: "Portatele via di qua, e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato".
[278] IL DISCORSO DI CRISTO SULLA MONTAGNA (Matteo 5, 1-48). Primo punto. Ai suoi amati discepoli espone in privato le otto beatitudini: "Beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, gli afflitti, quelli che hanno, fame e sete di giustizia, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati". Secondo punto. Li esorta a fare buon uso dei loro talenti: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". Terzo punto. Dichiara di non abolire la legge, ma di darle compimento, spiegando i comandamenti di non uccidere, non commettere atti impuri, non spergiurare e amare i nemici: "Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori".
[279] CRISTO NOSTRO SIGNORE CALMA LA TEMPESTA DEL MARE (Matteo 8,23-27). Primo punto. Mentre Cristo nostro Signore dorme sulla barca, si scatena una violenta tempesta.
Secondo punto. I discepoli atterriti lo svegliano, ed egli li rimprovera per la poca fede, dicendo: "Perché avete paura, uomini di poca fede?". Terzo punto. Comanda ai venti di calmarsi; la tempesta si placa e il mare si fa tranquillo, per cui gli uomini si meravigliano e dicono: "Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?".
[280] CRISTO CAMMINA SULLE ACQUE (Matteo 14, 24-33). Primo punto. Mentre Gesù è sul monte, lascia che i discepoli salgano sulla barca e, congedata la folla, incomincia a pregare da solo.
Secondo punto. La barca è agitata dalle onde; Cristo le va incontro camminando sull'acqua, e i discepoli pensano che sia un fantasma. Terzo punto. Cristo dice loro: "Sono io, non abbiate paura";
san Pietro, per suo comando, gli va incontro camminando sull'acqua,ma, preso da paura, incomincia ad affondare; Cristo nostro Signore lo afferra e lo rimprovera per la poca fede; poi sale sulla barca e il vento si calma.
[281] GLI APOSTOLI SONO INVIATI A PREDICARE (Matteo 10, 1-15). Primo punto. Cristo chiama i suoi amati discepoli e dà loro il potere di scacciare i demoni dal corpo degli uomini e di guarire ogni sorta di infermità. Secondo punto. Dà istruzioni sulla prudenza e la pazienza: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe". Terzo punto. Indica loro il modo di comportarsi: "Non procuratevi oro né argento; quello che gratuitamente avete ricevuto, datelo gratuitamente". Indica loro la materia su cui predicare:
"Strada facendo, predicate così: "Il regno dei cieli è vicino ".
[282] LA CONVERSIONE DELLA MADDALENA (Luca 7, 36-50). Primo punto. La Maddalena entra in casa del fariseo, dove Cristo nostro Signore è seduto a tavola, e porta un vaso di alabastro pieno di unguento. Secondo punto. Stando dietro al Signore, ai suoi piedi, incomincia a bagnarli con le lacrime, li asciuga con i capelli, li bacia e li unge con l'unguento. Terzo punto. Il fariseo accusa la Maddalena, e Cristo parla in difesa di lei dicendo: "Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato". Poi disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va' in pace".
[283] CRISTO NOSTRO SIGNORE DÀ DA MANGIARE A CINQUEMILA UOMINI (Matteo 14, 13-23). Primo punto. Poiché s'è fatto sera, i discepoli chiedono a Cristo di congedare la folla di uomini che erano con lui. Secondo punto. Cristo nostro Signore comanda che gli si portino dei pani e che tutti si siedano a mensa; benedice i pani, li spezza, li dà ai suoi discepoli e questi alla folla.
Terzo punto. Tutti mangiarono e furono saziati, e ne avanzarono dodici ceste.
[284] LA TRASFIGURAZIONE DI CRISTO (Matteo 17,1-13). Primo punto. Cristo nostro Signore prende con sé i suoi amati discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, e si trasfigura: il suo volto risplende come il sole e le sue vesti come la neve. Secondo punto. Parla con Mosè ed Elia. Terzo punto. Mentre Pietro dice di fare tre tende, risuona una voce dal cielo che dice: "Questi è il mio Figlio diletto; ascoltatelo". All'udire questa voce, i discepoli per la paura cadono con la faccia a terra; Cristo li tocca e dice loro: "Alzatevi e non temete; non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto".
[285] LA RISURREZIONE DI LAZZARO (Giovanni 11,1-44). Primo punto. Marta e Maria mandano a dire a Cristo nostro Signore che Lazzaro è malato; saputa la notizia, si trattiene ancora per due giorni, perché il miracolo sia più evidente. Secondo punto. Prima di risuscitarlo, chiede all'una e all'altra che credano in lui dicendo: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà". Terzo punto. Dopo aver pianto e pregato, lo risuscita; e il modo di risuscitarlo è il comando: "Lazzaro, vieni fuori!".
[286] LA CENA DI BETANIA (Mt 26,1-13). Primo punto. Il Signore cena in casa di Simone il lebbroso, insieme a Lazzaro. Secondo punto. Maria sparge l'unguento sul capo di Cristo. Terzo punto. Giuda mormora dicendo: "Perché questo spreco dell'unguento?". Ma egli scusa un'altra volta la Maddalena dicendo: "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me".
[287] IL GIORNO DELLE PALME (Matteo 21, 1-11). Primo punto. Il Signore manda a prendere l'asina e il puledro dicendo: "Scioglieteli e conduceteli a me; se qualcuno vi dirà qualche cosa, dite che il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito". Secondo punto. Sale sull'asina, coperta con i mantelli degli apostoli. Terzo punto. Escono a riceverlo, stendendo sulla strada i loro mantelli e i rami degli alberi dicendo: "Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!".
[288] LA PREDICAZIONE NEL TEMPIO (Luca 19), Primo punto. Ogni giorno insegna nel tempio. Secondo punto. Finita la predicazione, non avendo chi lo ospiti a Gerusalemme, ritorna a Betania.
[289] L'ULTIMA CENA (Matteo 26; Giovanni 13, 1-17). Primo punto. Mangia l'agnello pasquale con i dodici apostoli e predice loro la sua morte: "In verità io vi dico che uno di voi mi tradirà".
Secondo punto. Lava i piedi dei discepoli, anche quelli di Giuda, incominciando da san Pietro, che, considerando la grandezza del Signore e la propria indegnità, non vuole permetterlo e dice:
"Signore, tu lavi i piedi a me?". Ma san Pietro non sa che con questo egli vuole dare un esempio di umiltà, e perciò dice: "Vi ho dato l'esempio, perché, come ho fatto io, facciate anche voi". Terzo punto. Istituisce il santissimo sacrificio dell'Eucarestia, come prova suprema del suo amore, dicendo: "Prendete e mangiate". Finita la cena, Giuda esce e va a vendere Cristo nostro Signore.
[290] I MISTERI AVVENUTI DALL'ULTIMA CENA FINO ALL'ORTO DEGLI ULIVI INCLUSO (Matteo 26; Marco 14). Primo punto. Finita la cena e cantando l'inno, il Signore si reca sul monte Oliveto, con i discepoli pieni di paura; ne lascia otto nel Getsemani e dice: "Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". Secondo punto. Presi con sé san Pietro, san Giacomo e san Giovanni, prega il Signore per tre volte dicendo: "Padre, se è possibile, passi da me questo calice; però non sia fatta la mia volontà, ma la tua". E in preda all'angoscia pregava più intensamente. Terzo punto.
Giunge a tal punto di paura, che dice: "La mia anima è triste fino alla morte"; e suda sangue tanto copiosamente, che san Luca dice: "Il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra"; questo fa supporre che le sue vesti fossero già piene di sangue.
[291] I MISTERI AVVENUTI DALL'ORTO DEGLI ULIVI FINO ALLA CASA DI ANNA INCLUSA (Matteo 26; Luca 22; Marco 15). Primo punto. Il Signore si lascia baciare da Giuda e catturare come un brigante; dice loro: "Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni per catturarmi. Ogni giorno stavo con voi nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato". Mentre dice: "Chi cercate?", i nemici cadono a terra. Secondo punto. San Pietro ferisce un servo del pontefice; il Signore in tono mite gli dice: "Rimetti la spada nel fodero", e guarisce la ferita del servo. Terzo punto. Abbandonato dai discepoli, è trascinato da Anna, dove san Pietro, che lo ha seguito da lontano, lo rinnega una volta; una guardia dà uno schiaffo a Cristo dicendo: "Così rispondi al pontefice?".
[292] I MISTERI AVVENUTI DALLA CASA DI ANNA ALLA CASA DI CAIFA INCLUSA (Matteo 26; Marco 14; Luca 22; Giovanni 18). Primo punto. Lo trascinano legato dalla casa di Anna alla casa di Caifa, dove san Pietro lo rinnega per due volte; il Signore lo guarda, ed egli uscito fuori piange amaramente. Secondo punto. Gesù rimane legato per tutta quella notte. Terzo punto.
Inoltre, quelli che lo tengono prigioniero si burlano di lui, lo percuotono, gli coprono il volto, lo schiaffeggiano e gli domandano: "Indovina: chi ti ha colpito?". E proferiscono altre simili bestemmie contro di lui.
[293] I MISTERI AVVENUTI DALLA CASA DI CAIFA FINO A QUELLA DI PILATO INCLUSA (Matteo 27; Luca 23; Marco 15). Primo punto. Tutta la moltitudine dei Giudei lo trascina da Pilato e davanti a lui lo accusa dicendo: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo e impediva di pagare tributi a Cesare". Secondo punto. Pilato, dopo averlo esaminato una prima e una seconda volta, dice: "Io non trovo in lui nessuna colpa". Terzo punto. A lui viene preferito Barabba, un brigante. Tutti gridarono dicendo: "Non liberate costui, ma Barabba".
[294] I MISTERI AVVENUTI DALLA CASA DI PILATO A QUELLA DI ERODE (Luca 23,6- 11). Primo punto. Pilato manda Gesù, che è galileo, da Erode, tetrarca della Galilea. Secondo punto.
Erode, incuriosito, lo interroga a lungo, ed egli non risponde nulla, sebbene gli scribi e i sacerdoti continuino ad accusarlo. Terzo punto. Erode con il suo seguito lo schernisce, facendolo vestire con una veste bianca.
[295] I MISTERI AVVENUTI DALLA CASA DI ERODE A QUELLA DI PILATO (Matteo 26; Luca 23; Marco 15; Giovanni 19). Primo punto. Erode lo rimanda a Pilato; essi perciò diventano amici, mentre prima c'era fra loro inimicizia. Secondo punto. Pilato prende Gesù e lo fa flagellare; i soldati fanno una corona di spine e la pongono sul suo capo; lo vestono di porpora e si avvicinano a lui dicendo: "Salve, re dei Giudei!"; e lo schiaffeggiano. Terzo punto. Lo conduce fuori davanti a tutti: Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro:
"Ecco l'uomo!". Al vederlo, i pontefici gridavano dicendo: "Crocifiggi, crocifiggilo!".
[296] I MISTERI AVVENUTI DALLA CASA DI PILATO ALLA CROCE INCLUSA (Giovanni 19, 13-22). Primo punto. Pilato, in veste di giudice, consegna loro Gesù perché lo crocifiggano, dopo che i Giudei lo hanno rinnegato come re dicendo: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare!". Secondo punto. Porta la croce sulle spalle; poiché non riesce a portarla, Simone cireneo è costretto a portarla dietro a Gesù. Terzo punto. Lo crocifiggono in mezzo a due ladroni, ponendo questa iscrizione: "Gesù Nazareno, re dei Giudei".
[297] I MISTERI AVVENUTI SULLA CROCE (Giovanni 19, 23-27). Primo punto. Sulla croce dice sette parole: prega per i suoi crocifissori; perdona il ladrone; affida san Giovanni a sua Madre e sua Madre a san Giovanni; dice ad alta voce: "Ho sete", e gli danno fiele e aceto; dice che è abbandonato; dice: "Tutto è compiuto"; dice: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito".
Secondo punto. Il sole si oscura, le pietre si spezzano, le tombe si spalancano, il velo del tempio si divide in due parti dall'alto in basso. Terzo punto. Lo bestemmiano dicendo: "Tu che distruggi il tempio di Dio, scendi dalla croce"; le sue vesti sono divise, il suo costato viene ferito con la lancia, e ne esce acqua e sangue.
[298] I MISTERI AVVENUTI DALLA CROCE AL SEPOLCRO INCLUSO (Giovanni 19, 38-42). Primo punto. Viene deposto dalla croce da Giuseppe e da Nicodemo alla presenza della sua Madre addolorata. Secondo punto. Il corpo è portato al sepolcro; viene unto e sepolto. Terzo punto.
Vengono poste le guardie.
[299] LA RISURREZIONE DI CRISTO NOSTRO SIGNORE E LA SUA PRIMA APPARIZIONE. Primo punto. Appare alla Vergine Maria; questo, sebbene non sia detto nella Scrittura, si ritiene per detto, in quanto essa afferma che apparve a tanti altri; infatti la Scrittura suppone che noi siamo intelligenti, come è scritto: "Anche voi non capite?".
[300] LA SECONDA APPARIZIONE (Marco 16, 1-11). Primo punto. Di buon mattino Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome vanno al sepolcro dicendo: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?". Secondo punto. Vedono il masso già rotolato via e l'angelo che dice:
"Voi cercate Gesù Nazareno; è risorto, non è qui". Terzo punto. Appare a Maria, che rimane vicino al sepolcro dopo che le altre se ne sono andate.
[301] LA TERZA APPARIZIONE (Matteo 28, 8-10). Primo punto. Le Marie abbandonano il sepolcro con timore e gioia grande, volendo annunciare ai discepoli la risurrezione del Signore.
Secondo punto. Cristo nostro Signore appare loro per via dicendo: "Salute a voi"; esse si avvicinano, si inginocchiano ai suoi piedi e lo adorano. Terzo punto. Gesù dice loro: "Non temete;
andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea, perché là mi vedranno".
[302] LA QUARTA APPARIZIONE (Luca 24, 9-12; Giovanni 20, 1-10). Primo punto. San Pietro, sentito dalle donne che Cristo è risorto, va in fretta al sepolcro. Secondo punto. Entrato nel sepolcro, vede solo i lini con cui era stato avvolto il corpo di Cristo nostro Signore, e nient'altro.
Terzo punto. Mentre Pietro riflette su questo, gli appare Cristo; perciò gli apostoli dicevano: "Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone".
[303] LA QUINTA APPARIZIONE (Luca 24, 13-35). Primo punto. Appare ai discepoli che andavano a Emmaus parlando di Cristo. Secondo punto. Li rimprovera dimostrando con le Scritture che il Cristo doveva morire e risuscitare: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Non bisognava che il Cristo soffrisse per entrare nella sua gloria?". Terzo punto. Alle loro insistenza si trattiene lì e rimane con loro finché, nello spezzare il pane, scompare; essi, tornati indietro, annunciano ai discepoli che lo hanno riconosciuto nello spezzare il pane.
[304] LA SESTA APPARIZIONE (Giovanni 20, 19-23). Primo punto. I discepoli sono riuniti insieme per timore dei Giudei, eccetto san Tommaso. Secondo punto. Gesù appare loro, a porte chiuse, e stando in mezzo ad essi dice: "Pace a voi!". Terzo punto. Comunica loro lo Spirito Santo dicendo: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi".
[305] LA SETTIMA APPARIZIONE (Giovanni 20, 24-29). Primo punto. San Tommaso, incredulo, perché non era presente alla precedente apparizione, dice: "Se non lo vedo, non crederò". Secondo punto. Otto giorni dopo, Gesù appare loro, a porte chiuse, e dice a san Tommaso: "Metti qua il tuo dito e vedi che è proprio vero, e non essere incredulo ma credente". Terzo punto. San Tommaso crede dicendo: "Mio Signore e mio Dio!"; Cristo gli dice: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto".
[306] L' OTTAVA APPARIZIONE (Giovanni 21, 1-17). Primo punto. Gesù appare a sette dei suoi discepoli che stanno pescando e che per tutta la notte non hanno preso nulla; ma, gettata la rete per suo comando, non potevano tirarla su per la gran quantità di pesci. Secondo punto. Per questo miracolo san Giovanni lo riconosce e dice a san Pietro: "È il Signore!"; questi si getta in acqua e va verso Cristo. Terzo punto. Dà loro da mangiare del pesce arrostito e un favo di miele; affida le sue pecorelle a san Pietro, dopo averlo esaminato per tre volte sulla carità, e gli dice: "Pasci le mie pecorelle".
[307] LA NONA APPARIZIONE (Matteo 28, 16-20). Primo punto. I discepoli, per comando del Signore, vanno sul monte Tabor. Secondo punto. Cristo appare loro e dice: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra". Terzo punto. Li manda a predicare in tutto il mondo dicendo:"Andate e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
[308] LA DECIMA APPARIZIONE (1 Corinzi 15, 6). In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta.
[309] L'UNDICESIMA APPARIZIONE (1 Corinzi 15, 7). Inoltre apparve a Giacomo.
[310] LA DODICESIMA APPARIZIONE. Appare a Giuseppe di Arimatea, come piamente si medita e si legge nella vita dei santi.
[311] LA TREDICESIMA APPARIZIONE (1 Corinzi 15, 8). Appare a san Paolo dopo l'Ascensione: Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Appare pure in anima ai santi patriarchi del limbo e, dopo averli liberati e aver ripreso il suo corpo, molte volte appare ai discepoli e conversa con loro.
[312] L'ASCENSIONE DI CRISTO NOSTRO SIGNORE (Atti 1, 1-12). Primo punto. Appare agli apostoli per lo spazio di quaranta giorni, facendo molti discorsi e miracoli e parlando del regno di Dio, e comanda loro di attendere a Gerusalemme lo Spirito Santo promesso. Secondo punto. Li conduce sul monte Oliveto, ed è elevato in alto sotto i loro occhi, finché una nube lo sottrae al loro sguardo. Terzo punto. Poiché stanno fissando il cielo, gli angeli dicono loro: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".
Regole per riconoscere gli spiriti
[313] REGOLE PER SENTIRE E RICONOSCERE IN QUALCHE MODO LE VARIE MOZIONI CHE SI PRODUCONO NELL'ANIMA, PER ACCOGLIERE LE BUONE E RESPINGERE LE CATTIVE. QUESTE REGOLE SONO ADATTE SOPRATTUTTO ALLA PRIMA SETTIMANA.
[314] Prima regola. A coloro che passano da un peccato mortale all'altro, il demonio comunemente è solito proporre piaceri apparenti, facendo loro immaginare diletti e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli crescere nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa il metodo opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza con il giudizio della ragione.
[315] Seconda regola. In coloro che si impegnano a purificarsi dai loro peccati e che procedono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore, avviene il contrario della prima regola. In questo caso, infatti, è proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello spirito buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità, diminuendo e rimovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del bene.
[316] Terza regola: la consolazione spirituale. Si intende per consolazione quando si produce uno stimolo interiore, per cui l'anima si infiamma di amore per il suo Creatore e Signore, e quindi non può amare nessuna delle realtà di questo mondo per se stessa, ma solo per il Creatore di tutte; così pure quando uno versa lacrime che lo portano all'amore del Signore, sia per il dolore dei propri peccati, sia per la passione di Cristo nostro Signore, sia per altri motivi direttamente ordinati al suo servizio e alla sua lode. Infine si intende per consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità, e ogni gioia interiore che stimola e attrae alle realtà celesti e alla salvezza dell'anima, dandole tranquillità e pace nel suo Creatore e Signore.
[317] Quarta regola: la desolazione spirituale. Si intende per desolazione tutto il contrario della terza regola, per esempio l'oscurità dell'anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene, l'inquietudine dovuta a diverse agitazioni e tentazioni: così l'anima s'inclina alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si ritrova pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Infatti, come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che sorgono dalla consolazione sono contrari a quelli che sorgono dalla desolazione.
[318] Quinta regola. Nel tempo della desolazione non bisogna mai fare cambiamenti, ma rimanere saldi e costanti nei propositi e nella decisione in cui si era nel giorno precedente a quella desolazione, o nella decisione in cui si era nella consolazione precedente. Infatti, come nella consolazione ci guida e ci consiglia soprattutto lo spirito buono, così nella desolazione lo fa lo spirito cattivo, e con i suoi consigli noi non possiamo prendere la strada giusta.
[319] Sesta regola. Durante la desolazione non dobbiamo cambiare i propositi precedenti; però giova molto reagire intensamente contro la stessa desolazione, per esempio insistendo di più nella preghiera e nella meditazione, prolungando gli esami di coscienza e aggiungendo qualche forma conveniente di penitenza.
[320] Settima regola. Chi si trova nella desolazione, consideri che il Signore, per provarlo, lo ha affidato alle sue forze naturali, perché resista alle diverse agitazioni e tentazioni del demonio; e può riuscirci con l'aiuto di Dio che gli rimane sempre, anche se non lo sente chiaramente. È vero, infatti, che il Signore gli ha sottratto il molto fervore, il grande amore e la grazia abbondante; però gli ha lasciato la grazia sufficiente per la salvezza eterna.
[321] Ottava regola. Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, che si oppone alle sofferenze che patisce; e pensi che presto sarà consolato, se si impegna con ogni diligenza contro quella desolazione, come è detto nella sesta regola.
[322] Nona regola. I motivi principali per cui ci troviamo desolati sono tre: il primo, perché siamo tiepidi, pigri o negligenti nelle pratiche spirituali, e così la consolazione spirituale si allontana per colpa nostra; il secondo, perché il Signore vuole provare quanto valiamo e quanto andiamo avanti nel suo servizio e nella sua lode, anche senza un'abbondante elargizione di consolazioni e di grandi grazie; il terzo, perché sappiamo con certezza e ci convinciamo, così da sentirlo internamente, che non dipende da noi acquistare o conservare una grande devozione, un intenso amore, le lacrime o alcun'altra consolazione spirituale, ma che tutto è dono e grazia di Dio nostro Signore; ossia perché non facciamo il nido in casa d'altri, elevando la mente a superbia o vanagloria con l'attribuire a noi stessi la devozione o altre forme della consolazione spirituale.
[323] Decima regola. Chi si trova nella consolazione, pensi come si comporterà nella desolazione che in seguito verrà, preparando nuove forze per allora.
[324]Undicesima regola. Chi è consolato, procuri di umiliarsi e di abbassarsi quanto può, pensando quanto poco vale nel tempo della desolazione senza quella grazia di consolazione. Invece chi si trova nella desolazione pensi che può fare molto con la grazia di Dio, che è sufficiente per resistere a tutti gli avversari, e con la forza che riceve dal suo Creatore e Signore.
[325] Dodicesima regola. Il demonio si comporta come una donna, perché per natura è debole ma vuole sembrare forte. Infatti è proprio di una donna perdersi d'animo quando litiga con un uomo, e fuggire se l'uomo le si oppone con fermezza; se invece l'uomo incomincia a fuggire e a perdersi d'animo, crescono smisuratamente l'ira, lo spirito vendicativo e la ferocia della donna. Allo stesso modo è proprio del demonio indebolirsi e perdersi d'animo, e quindi allontanare le tentazioni, quando chi si esercita nella vita spirituale si oppone ad esse con fermezza, agendo in modo diametralmente opposto; se invece chi si esercita incomincia a temere e a perdersi d'animo nel sostenere le tentazioni, non c'è al mondo una bestia così feroce come il nemico della natura umana nel perseguire con tanta malizia il suo dannato disegno.
[326] Tredicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un frivolo corteggiatore che vuole rimanere nascosto e non essere scoperto. Infatti un uomo frivolo, che con discorsi maliziosi circuisce la figlia di un buon padre o la moglie di un buon marito, vuole che le sue parole e le sue lusinghe rimangano nascoste; è invece molto contrariato quando la figlia rivela le sue parole licenziose e il suo disegno perverso al padre, o la moglie al marito, perché capisce facilmente che non potrà riuscire nell'impresa iniziata. Allo stesso modo, quando il nemico della natura umana presenta a una persona retta le sue astuzie e le sue lusinghe, vuole e desidera che queste siano accolte e mantenute segrete; ma quando essa le manifesta a un buon confessore o ad altra persona spirituale che conosca gli inganni e le malizie del demonio, questi ne è molto indispettito; infatti capisce che non potrà riuscire nella malizia iniziata, dato che i suoi evidenti inganni sono stati scoperti.
[327] Quattordicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un condottiero che vuole vincere e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo di un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione di un castello, e poi lo attacca dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana ci gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali, cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna.
[328] REGOLE PER LO STESSO SCOPO, RICONOSCENDO MEGLIO GLI SPIRITI. SONO ADATTE SOPRATTUTTO ALLA SECONDA SETTIMANA.
[329] Prima regola. È proprio di Dio e dei suoi angeli dare con le loro ispirazioni vera letizia e gioia spirituale, togliendo tutta la tristezza e l'agitazione che il demonio procura; è invece proprio di costui combattere contro questa letizia e consolazione spirituale, presentando false ragioni, cavilli e continue menzogne.
[330] Seconda regola. Solo Dio nostro Signore può dare all'anima una consolazione senza una causa precedente; infatti è proprio del Creatore entrare nell'anima, uscire, agire in essa, attirandola tutta all'amore della sua divina Maestà. Dicendo senza una causa, si intende senza che l'anima senta o conosca in precedenza alcun oggetto, da cui possa venire quella consolazione mediante i propri atti dell'intelletto e della volontà.
[331] Terza regola. Sia l'angelo buono sia quello cattivo possono consolare l'anima con una causa, ma per fini opposti: l'angelo buono per il bene dell'anima, perché cresca e proceda di bene in meglio; l'angelo cattivo, al contrario, per attirarla ancor più al suo dannato disegno e alla sua malizia.
[332] Quarta regola. È proprio dell'angelo cattivo, che si trasforma in angelo di luce, entrare con il punto di vista dell'anima fedele e uscire con il suo: suggerisce, cioè, pensieri buoni e santi, conformi a quell'anima retta, poi a poco a poco cerca di uscirne attirando l'anima ai suoi inganni occulti e ai suoi perversi disegni.
[333] Quinta regola. Dobbiamo fare molta attenzione al corso dei nostri pensieri. Se nei pensieri tutto è buono il principio, il mezzo e la fine e se tutto è orientato verso il bene, questo è un segno dell'angelo buono. Può darsi invece che nel corso dei pensieri si presenti qualche cosa cattiva o distrattiva o meno buona di quella che l'anima prima si era proposta di fare, oppure qualche cosa che indebolisce l'anima, la rende inquieta, la mette in agitazione e le toglie la pace, la tranquillità e la calma che aveva prima: questo allora è un chiaro segno che quei pensieri provengono dallo spirito cattivo, nemico del nostro bene e della nostra salvezza eterna.
[334] Sesta regola. Quando il nemico della natura umana viene scoperto e riconosciuto per la sua coda serpentina e per il fine cattivo a cui spinge, colui che è stato tentato farà bene a esaminare subito il corso dei pensieri buoni all'inizio da lui suggeriti, e a considerare come il demonio a poco a poco abbia cercato di farlo discendere dalla soavità e dalla gioia spirituale in cui si trovava, fino ad attirarlo al suo disegno perverso; così, tenendo conto di questa esperienza, potrà guardarsi dai suoi soliti inganni.
[335] Settima regola. A coloro che procedono di bene in meglio, l'angelo buono si insinua nell'anima in modo dolce, delicato e soave, come una goccia d'acqua che entra in una spugna; al contrario, l'angelo cattivo si insinua in modo pungente, con strepito e agitazione, come quando la goccia d'acqua cade sulla pietra. Invece, in coloro che procedono di male in peggio, questi due spiriti si insinuano in modo opposto. La causa di questo è la disposizione dell'anima, contraria o simile a quegli angeli: infatti, quando è contraria, entrano con strepito e facendosi sentire; quando invece la disposizione è simile, l'angelo entra in silenzio, come in casa propria che gli è aperta.
[336] Ottava regola. Quando la consolazione è senza una causa, in essa non c'è inganno, perché, come si è detto , proviene da Dio nostro Signore; tuttavia la persona spirituale, a cui Dio dà questa consolazione, deve considerare e distinguere con molta cura e attenzione il tempo proprio di questa consolazione da quello successivo, nel quale l'anima rimane fervorosa e favorita dal dono e dalle risonanze della consolazione passata. Spesso infatti, in questo secondo tempo, sia con un proprio ragionamento, cioè con associazioni e deduzioni di concetti e di giudizi, sia per l'azione dello spirito buono o di quello cattivo, la persona formula propositi o pensieri che non sono ispirati direttamente da Dio nostro Signore; perciò bisogna esaminarli molto accuratamente, prima di dar loro pieno credito e di metterli in atto.
REGOLE PER FARE ELARGIZIONI
[337] CHI HA L'INCARICO DI FARE ELARGIZIONI DEVE OSSERVARE LE REGOLE SEGUENTI.
[338] Prima regola. Se faccio un'elargizione a parenti o ad amici o a persone a cui sono affezionato, devo considerare quattro regole, delle quali in parte si è già parlato trattando dell'elezione [184- 187]. La prima: l'amore che mi muove e mi induce a fare quella elargizione deve discendere dall'alto, cioè dall'amore di Dio nostro Signore, così che io senta prima di tutto che l'amore più o meno grande che ho per queste persone è amore per Dio, e che Dio sia presente nel motivo per cui le amo di più.
[339] Seconda regola. Devo immaginare una persona che non ho mai visto né conosciuto e, desiderando per lei ciò che è più perfetto nel suo ufficio e nel suo stato, considerare come io vorrei che essa si regolasse nel modo di fare l'elargizione, per la maggior gloria di Dio e la maggior perfezione della sua anima; farò quindi lo stesso, osservando la norma e la misura che vorrei per l'altra persona e che ritengo giusta.
[340] Terza regola. Devo considerare, come se fossi in punto di morte, il criterio e la misura che allora vorrei aver tenuto nel mio compito di amministratore; e regolandomi su questa, la osserverò nella mia elargizione.
[341] Quarta regola. Devo immaginare come mi troverò nel giorno del giudizio, pensando come allora vorrei aver adempiuto questo ufficio e incarico di amministratore; e osserverò la norma che allora vorrei aver seguito.
[342] Quinta regola. Quando uno sente propensione e affezione verso alcune persone alle quali vuole fare un'elargizione, si soffermi a riflettere bene sulle quattro regole precedenti [184-187], esaminando e vagliando su queste la sua affezione, e non faccia alcuna elargizione finché la sua affezione disordinata non sia completamente eliminata e respinta, secondo tali regole.
[343] Sesta regola. È lecito usare i beni ecclesiastici per distribuirli, quando uno è chiamato a tale ufficio dal nostro Dio e Signore; tuttavia c'è la possibilità di colpa o di eccesso circa la quantità da prelevare e da destinare a se stesso, da quello che si ha per darlo ad altri; pertanto è possibile riformare il proprio stato di vita secondo le regole precedenti.
[344] Settima regola. Per le ragioni già esposte e per molte altre, in quello che riguarda la propria persona e l'andamento della casa, è sempre meglio e più sicuro ridurre e diminuire più che si può, e avvicinarsi il più possibile al nostro supremo pontefice, nostro modello e nostra regola, che è Cristo nostro Signore. Conforme a questo principio, il terzo concilio di Cartagine (a cui prese parte sant'Agostino) stabilisce e ordina che la suppellettile del vescovo sia semplice e povera. La stessa considerazione si deve fare per tutti i modi di vita, cercando di adattarla alla condizione e allo stato delle persone. Così, per il matrimonio, abbiamo l'esempio di san Gioacchino e di sant'Anna, che, dividendo i loro beni in tre parti, davano la prima ai poveri, destinavano la seconda al ministero e al servizio del tempio, e conservavano la terza per il sostentamento proprio e della famiglia.
REGOLE PER RICONOSCERE GLI SCRUPOLI
[345] LE NOTE SEGUENTI AIUTANO A SENTIRE E A RICONOSCERE GLI SCRUPOLI E LE SUGGESTIONI DEL NOSTRO AVVERSARIO.
[346] Prima nota. Si chiama comunemente scrupolo quello che procede dal nostro giudizio e dalla nostra libertà, cioè il credere spontaneamente che sia peccato quello che peccato non è, come quando uno calpesta inavvertitamente una croce di paglia e crede, a suo giudizio, di avere peccato;
ma questo, propriamente, è un giudizio erroneo e non uno scrupolo.
[347] Seconda nota. È invece propriamente uno scrupolo e una tentazione del demonio quando, dopo aver calpestato quella croce, o dopo aver pensato o detto o fatto qualche cosa del genere, mi viene dal di fuori il pensiero di aver peccato, mentre d'altra parte mi sembra di non aver peccato, e intanto in questo dubitare e non dubitare mi sento turbato.
[348] Terza nota. Il primo scrupolo, cioè quello della prima nota, dev'essere assolutamente respinto, perché non è altro che un errore; invece il secondo, cioè quello della seconda nota, per un po' di tempo giova non poco a colui che fa gli esercizi spirituali; anzi purifica grandemente e rende limpida la sua anima, allontanandola molto da ogni ombra di peccato, come dice san Gregorio: "È proprio delle coscienze delicate vedere peccato dove peccato non c'è".
[349] Quarta nota. Il demonio osserva bene se un'anima è grossolana o delicata. Se è delicata, cerca di renderla ancor più delicata fino all'eccesso, per turbarla e confonderla maggiormente; per esempio, se vede che uno non consente né a peccato mortale né a veniale, né ad alcuna ombra di peccato volontario, allora il demonio, quando non può farlo cadere in qualche cosa che sembri peccato, cerca di fargli credere peccato quello che peccato non è, come una parola o un pensiero senza importanza. Se invece l'anima è grossolana, il demonio cerca di renderla ancor più grossolana; per esempio, se prima non faceva conto dei peccati veniali, cercherà che faccia poco conto dei mortali; e, se prima ne faceva un po' conto, cercherà che ora ne faccia molto meno o niente.
[350] Quinta nota. Chi desidera progredire nella vita spirituale, deve sempre procedere in senso contrario al demonio; cioè, se il demonio vuole rendere la sua anima più grossolana, cerchi di renderla più delicata; così pure, se il demonio fa in modo di affinarla per condurla all'eccesso, procuri di fissarla nel giusto mezzo per essere del tutto tranquillo.
[351] Sesta nota. Quando un'anima buona vuole dire o fare qualche cosa a gloria di Dio nostro Signore, nella fedeltà alla Chiesa e secondo la mente dei superiori, se gli viene dal di fuori il pensiero o la tentazione di non dire o di non fare quella cosa, con il pretesto di vanagloria o d'altro, allora deve elevare la mente al suo Creatore e Signore: se vede che quella cosa è per il suo debito servizio, o almeno non contraria, deve agire in modo diametralmente opposto a quella tentazione, come dice san Bernardo: "Non ho incominciato per te, né per te finirò".
REGOLE PER SENTIRE CON LA CHIESA
[352] PER IL RETTO SENTIRE CHE DOBBIAMO AVERE NELLA CHIESA MILITANTE, SI OSSERVINO LE REGOLE SEGUENTI.
[353] Prima regola. Messo da parte ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l'animo disposto e pronto a obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra santa madre Chiesa gerarchica.
[354] Seconda regola. Si lodi il confessarsi con il sacerdote e il ricevere la santa Eucarestia una volta all'anno, molto più ogni mese, e molto meglio ancora ogni otto giorni, con le condizioni richieste e dovute.
[355] Terza regola. Si lodi il partecipare spesso alla messa; così pure si lodino i canti, i salmi e le lunghe preghiere in chiesa e fuori di essa, e anche l'orario fissato a tempi determinati per ogni funzione sacra, per ogni preghiera e per tutte le ore canoniche.
[356] Quarta regola. Si lodino molto gli ordini religiosi, il celibato e la castità, e il matrimonio non tanto come questi.
[357] Quinta regola. Si lodino i voti religiosi di obbedienza, povertà e castità e delle altre opere di perfezione consigliate. Si noti che il voto riguarda cose che conducono alla perfezione evangelica;
perciò non si deve far voto di cose che allontanano da essa, come esercitare il commercio, sposarsi e simili.
[358] Sesta regola. Si lodino le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; si lodino le celebrazioni stazionali, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e le candele che si accendono nelle chiese.
[359] Settima regola. Si lodino le disposizioni circa i digiuni e le astinenze, come quelli della quaresima, delle quattro tempora, delle vigilie, del venerdì e del sabato; così pure le penitenze, non solo interne ma anche esterne.
[360] Ottava regola. Si lodino il decorare e l'erigere chiese, così pure le immagini, venerandole secondo quello che rappresentano.
[361] Nona regola. Si lodino infine tutti i precetti della Chiesa, con l'animo pronto a cercare ragioni in loro difesa e mai contro di essi.
[362] Decima regola. Dobbiamo essere sempre pronti ad approvare e a lodare, sia le disposizioni e le raccomandazioni, sia i comportamenti dei superiori. Infatti, anche se alcuni di questi non fossero buoni, o non lo fossero stati, il criticarli, predicando in pubblico o discorrendo con persone semplici, susciterebbe mormorazione e scandalo piuttosto che vantaggio; e così la gente si sdegnerebbe contro i superiori civili o religiosi. Tuttavia, come è dannoso criticare i superiori in loro assenza davanti alla gente semplice, così può essere vantaggioso parlare dei loro cattivi comportamenti alle persone che possono portarvi rimedio.
[363]Undicesima regola. Si deve lodare la teologia positiva e la scolastica. Infatti, come è proprio dei dottori positivi san Gerolamo, sant'Agostino, san Gregorio e altri muovere l'affetto per amare e servire in tutto Dio nostro Signore, così è proprio degli scolastici san Tommaso, san Bonaventura, Pietro Lombardo e altri definire e chiarire per i nostri tempi quanto è necessario per raggiungere la salvezza eterna e per meglio impugnare e confutare gli errori e le falsità. Infatti i dottori scolastici, che sono più moderni, non solo si servono dell'autentica interpretazione della Sacra Scrittura e dei santi dottori positivi, ma, illuminati e guidati essi stessi dalla grazia divina, utilizzano anche i concili, i canoni e le costituzioni della nostra santa madre Chiesa.
[364] Dodicesima regola. Dobbiamo evitare di fare paragoni tra noi vivi e i beati del cielo. Infatti si sbaglia non poco, dicendo per esempio: questi ne sa più di sant'Agostino, è uguale o superiore a san Francesco, è un altro san Paolo per bontà e santità, e così via.
[365] Tredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i dieci comandamenti.
[366] Quattordicesima regola. È verissimo che nessuno si può salvare senza essere predestinato e senza avere la fede e la grazia; tuttavia bisogna fare molta attenzione nel modo di parlare e di discutere di tutti questi argomenti.
[367] Quindicesima regola. Abitualmente non si deve parlare molto della predestinazione; ma se in qualche modo e qualche volta se ne parla, se ne deve parlare in modo che le persone semplici non cadano in alcun errore, come quando uno dice: è già stabilito se io dovrò essere salvo o dannato;
perciò, sia che agisca bene sia che agisca male, non potrà accadere diversamente. Così si diventa pigri e si trascurano le opere che conducono alla salvezza e al vantaggio spirituale dell'anima.
[368] Sedicesima regola. Così pure bisogna fare attenzione che, parlando molto e con grande fervore della fede, senza alcuna distinzione o spiegazione, non si dia occasione alla gente di essere indolente e pigra nell'operare, sia prima che la fede sia congiunta con la carità, sia dopo.
[369] Diciassettesima regola. Allo stesso modo non si deve parlare troppo diffusamente della grazia, insistendovi tanto da favorire quell'errore che nega la libertà. Perciò si può parlare della fede e della grazia, per quanto ci è possibile con l'aiuto divino, per la maggior lode della divina Maestà;
ma, particolarmente in questi tempi così pericolosi, non in maniera e in termini tali, che le opere e il libero arbitrio ne ricevano danno o non si tengano in alcun conto.
[370] Diciottesima regola. Si deve stimare più di tutto il servizio di Dio nostro Signore per puro amore; tuttavia si deve lodare molto anche il timore della sua divina Maestà. Infatti, non solo il timore filiale è cosa buona e santissima, ma, se non si arriva ad altro di meglio o di più utile, anche il timore servile aiuta molto ad uscire dal peccato mortale; poi, una volta usciti, si arriva facilmente al timore filiale, che è pienamente accetto e gradito a Dio nostro Signore, essendo un tutt'uno con l'amore divino.
