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Trattato della vita spirituale · PARTE TERZA · CAPITOLO V. · 18/18

CAPITOLO V.

Massime spirituali Alcune massime essenziali La povertà evangelica praticata dagli Apostoli è fondata su tre punti essenziali:

L'abdicazione di tutti i propri i diritti; L'uso ristretto delle cose materiali; L'amore abituale degli effetti della povertà.

*** Vi sono tre parti nell'astinenza: Indebolire i desideri della carne e cura dei bisogni della vita; Rendersi indifferenti alla quantità alla qualità dei cibi;

Fare un uso sobrio di ciò che ci si dà. *** Vi sono tre cose che bisogna evitare e fuggire sollecitamente: Di fuori, la distrazione delle faccende;

Dentro, l'orgoglio e l'ambizione; L'attacco eccessivo e sregolato ai beni materiali e un'affezione umana e disordinata verso noi stessi, i nostri amici secondo la carne o secondo il nostro Ordine.

*** Vi sono tre cose che bisogna ricercare in modo particolare: Il desiderio d'esser disprezzato, calpestato, pubblicamente abbassato;

Un'intima compassione per Gesù Crocifisso ; La tolleranza delle persecuzioni e del martirio per amore di Gesù e per riprodurre la vita evangelica.

Fra il giorno chiedi queste tre cose con, preghiere prolungate e accompagnate da gemiti e ardenti sospiri. *** Vi sono tre cose che dobbiamo meditare assiduamente:

Gesù nella sua Incarnazione, nella sua Passione e negli altri suoi misteri; La vita degli Apostoli e dei primi Frati del nostro Ordine, eccitando in noi il desiderio d'imitarli;

La vita che condurranno più tardi gli uomini evangelici (24). La vita degli uomini evangelici Devi meditare giorno e notte la vita di quegli uomini poverissimi, semplicissimi e mansuetissimi, umili fino a stimarsi vili, uniti per un'ardente carità a Gesù, non pensando che a Gesù, non parlando che di Gesù, non gustando che Gesù e Gesù Crocifisso, indifferenti al mondo, dimentichi di sé, contemplando la gloria eterna di Dio e degli eletti, a cui tutto il loro essere anela nel desiderio incessante della morte ad esempio di S. Paolo che diceva: «Desidero di morire e d'essere con Cristo». Essi possederanno i tesori immensi e inestimabili delle ricchezze celesti. Saranno meravigliosamente invasi e sommersi dalla deliziosa abbondanza delle dolcezze e delle gioie del Paradiso.

Nelle tue meditazioni figurati questi uomini che cantano sull'arpa del loro cuore, nel rapimento dell'estasi, il cantico degli angeli. Questa visione ti farà desiderare con incredibile ardore la venuta di questo tempo; dissiperà le nubi del dubbio e dell'ignoranza e t'introdurrà in una mirabile luce: distinguerai chiaramente tutti i mali del nostro tempo e comprenderai la misteriosa disposizione di tutti gli Ordini religiosi che dal tempo dell'Incarnazione di Cristo sono nati e nasceranno dalla Chiesa sino alla fine dei secoli, sino al momento in cui sarà consumata la gloria del nostro sommo Signore Gesù Cristo.

Porta sempre nel tuo cuore Gesù Crocifisso, affinché ti conduca alla sua eterna gloria. Amen. APPENDICI BREVE ESERCIZIO DI PERFEZIONE PROPOSTO DAL Ven. P. LUIGI DI GRANATA nel suo libro:

Memoriale della vita cristiana § I. - DI DODICI COSE CHE HA DA FARE IL SERVO DI DIO. Perché molti desiderano d'avere sempre sott'occhio i principali punti della vita spirituale, perciò riduco qui in compendio le cose principali che deve fare il servo di Dio, e quelle dalle quali principalmente si ha da guardare; affinché in questo breve sommario, come in un esemplare, veda quello che a lui conviene.

Ora, in quanto a quello che deve fare: Primo: procuri di star sempre alla presenza del Signore, poiché è manifesto per la dottrina dei Santi, che l'uomo non si muove mai a far cosa che sia grata a Dio, se prima Dio stesso non lo tocca e non lo muove. E se ciò non potrà fare continuamente, almeno spesso fra il giorno e h notte sollevi il cuore a Lui con brevi, amorose e umili orazioni e sospiri, chiedendogli sempre il suo soccorso ed amore, come quegli che senza di Lui non può cosa alcuna.

Secondo: da tutto ciò che udirà o leggerà procuri sempre di trarre qualche divota ed amorosa considerazione, con cui nutrire e accrescere dentro di sé il dolce miele del divino amore, a guisa delle api che sempre cercano di trarre dai fiori qualcosa da portare nell'alveare. Di modo che, come un gran fuoco converte in fuoco tutto quello che vi si getta, sia acqua o ferro od altro, così parimenti il suo cuore dev'essere per tal modo acceso dal fuoco del divino amore che qualsivoglia cosa dal mondo gli sia materia e stimolo d'amore.

Terzo: quando a volte cadesse in qualche difetto o distrazione di cuore, non si sgomenti, né si lasci cadere sotto il peso, ma ritorni al Signore con umile e amorosa conversione, riconoscendo la sua gran miseria e la grandezza della divina misericordia, e facendo quanto potrà dal canto suo per rimettersi nello stato primitivo, e progredire nell'intrapreso cammino.

Quarto: procuri d'avere purezza d'intenzione in tutto quello che farà; perciò deve diligentemente esaminare tutte le sue parole, pensieri ed opere e soprattutto l'intenzione da cui è animato, procurando ognora di purificarla e di rettificarla coll'aver sempre di mira la gloria di Dio in tutto quello che fa; e ciò non una sola volta al giorno, ma ogni v che intraprende qualche cosa di nuovo.

Quinto: sebbene sia per lui tempo di pace, procuri d'andar sempre armato, e di trovarsi preparato a ricevere con umiltà e mansuetudine tutte quelle cose che gli occorreranno contrarie, anche all'improvviso; poiché, quantunque l'ira giovi talvolta a qualche cosa, è meraviglia però che riesca bene, perché lascia sempre la coscienza angustiata e inquieta se abbia o no oltrepassato i giusti limiti. Sicché l'irascibile è una certa passione dalla quale si ha più danno che vantaggio per progredire nel servizio di Dio. Giacché è manifesto che chi superasse questa passione vivrebbe sempre in gran pace.

Sesto: se non è superiore, non stia ad osservare i difetti altrui, ma sempre consideri i proprii: perché il notare i difetti del prossimo sempre reca seco rincrescimento, superbia, giudizio temerario, inquietudine di coscienza, zelo indiscreto ed altri sentimenti sregolati che turbano il cuore; dovechè il guardare i proprii difetti reca seco confusione di sé, umiltà, timor di Dio, e pace di animo.

Settimo: s'allontani dalle cose transitorie non solo collo spirito, ma anche col corpo e aderisca a Dio con tutto il cuore, perché quanto più si eserciterà in questo, tanto meno avrà dell'uomo e tanto più parteciperà di Dio, giacché chi ama le cose passeggere anch' egli passa e se ne va con esse; invece chi mette il suo cuore unicamente in Dio, partecipa in qualche modo alla fermezza e stabilità di Lui. Si guardi inoltre dalle molte faccende, quando siano smoderate, anche se non male in se stesse; perché distraggono il cuore, e non lo lasciano pienamente quietare nel Signore.

Ottavo: consideri sempre la vita di Gesù Cristo e la sua Sacratissima Passione e conversazione e dottrina e travagli, per imitare, quanto gli sarà possibile, i divini esempi delle sue virtù: umiltà, carità, misericordia, obbedienza, povertà, asprezza di vita, disprezzo del mondo e amore della nostra salute, ecc. ecc.

Nono: procuri continuamente, quanto potrà, di negare la propria volontà, rassegnata pienamente nelle mani di Dio; di modo che sia morto in Lui tutto il proprio volere, e solo viva quello di Dio, perché in tal modo non regniamo noi, ma il Signore in noi. E ciò si deve fare in ogni cosa, avversa o prospera, mesta o allegra, dolce o amara.

Decimo: nelle sue tribolazioni, esercizi e negozi ricorra a Dio umilmente con gran confidenza e con animo e cuore di figlio, essendo Egli potentissimo e pietosissimo Padre; rimettendo tutte le cose alla sua Provvidenza, pigliandole tutte come dalle sue mani, scacciando e gettando da sé ogni fastidioso pensiero, e abbandonandosi in tutto nelle braccia di Dio.

Undicesimo: sia grato al Signore di tutti i benefizi ricevuti e lo ringrazi sempre tanto dei piccoli come dei grandi, non guardando tanto ai doni, quanto all'indegnità di chi li riceve e alla grandezza ed amore di Lui, che glieli dà; poiché Egli non dà meno con amore le cose piccole che le grandi.

Dodicesimo: strappi e scacci da sé con cuore grande e generoso tutte quelle cose che lo distolgono dalla perfezione, siano cose corporali o spirituali, come l'amar disordinato di qualche persona, di libri, di studi, e le conversazioni, esercizi e familiarità, quantunque spirituali, quando vedrà che gli turbano il cuore e gl'impediscono di avanzarsi nella via di Dio.

§ 2. - DI DODICI DIFETTI CHE DEVE SCHIVARE IL SERVO DI DIO. Vi sono molti difetti che impediscono il progresso nella via spirituale per i quali non pochi, dopo molti anni sono quei medesimi che sempre furono.

Ne accenneremo qui dodici dei più notevoli, affinché il servo dì Dio confrontandosi in essi, come in uno specchio, possa conoscere le sue mancanze, e la loro causa che impedisce il suo progresso; e così procuri di emendarsi:

Primo: egli s'applica soverchiamente agli esercizi e alle faccende esteriori; dal che deriva che spesso è privo delle visite e consolazioni interiori; perché nessuno può trovare fuori di sé ciò che si deve trovare dentro.

Secondo: cerca disordinatamente di essere amabile e compiacente con tutti. Da ciò nasce che non sa separarsi dalle persone e dalle faccende quando bisogna; e così perde il tempo e manca molte volte a' suoi esercizi, per non mancare agli uomini, onde avviene che tanto meno piace a Dio, quanto più cerca di piacere alle creature.

Terzo: ha poca umiltà con Dio, e poca riverenza per Lui, e così viene a perdere quella spirituale verecondia che con Lui si richiede, la quale è figlia dell'umiltà e madre del progresso spirituale.

Quarto: è come senza freno, e si precipita inconsideratamente negli affari più per impeto d'animo, che con giudizio di ragione; donde avviene che per il suo soverchio trasporto perde la pace e la tranquillità del cuore, e per la troppa sua fretta fa malamente quello che vuol fare; poiché sta scritto che colui che cammina frettoloso, inciamperà (Prov. XIX, 2). Perciò in tutte le cose si deve procedere con maturo giudizio, il quale è amico e fedele compagno della prudenza.

Quinto: si stima disordinatamente e presume di sé e delle sue virtù, sebbene non lo conosca, e così, come il Fariseo, disprezza segretamente gli altri, e si crede migliore di loro, e perciò non ha la vera umiltà, che è il fondamento di tutte le virtù.

Sesto: è inclinato a giudicare gli altri e a condannare i fatti loro, e perciò si raffredda nella carità; perché, quanto più esagera i mali altrui, tanto più affila la spada con cui assale la carità, la quale nasce in parte dalla buona opinione che abbiamo del prossimo.

Settimo: ha tuttora molto del suo amore riposto in cose passeggere, quindi con ragione gli è tolto molto dell'amar divino.

Ottavo: è assai tiepido e lento negli esercizi dell' orazione, incominciandoli con pigrizia, proseguendoli con negligenza e finendoli senza frutto; onde molte volte è privo delle visite di Dio e dell'accrescimento della divozione.

Nono: è molto negligente e trascurato nel vincere e mortificare se stesso; donde procede che non può vivere a Dio, perché vive a se stesso, né può essere trasformato in Dio, perché non muore a se stesso.

Decimo: non sta interiormente raccolto, ma molto distratto nelle cose esteriori; dal che deriva che non si conosce quanto bisogna, e perciò non sa considerarsi e disprezzarsi come dovrebbe.

Undicesimo: è tuttora molto amante della sua propria volontà e de' suoi comodi: da ciò proviene che non' può negare se stesso ed abbracciare la Croce di Cristo, e mortificare il suo naturale; e così non può giungere alla perfezione della vita evangelica.

Dodicesimo: è incostante e leggero nelle buone risoluzioni che fa, mutandole facilmente in qualsivoglia occasione che gli si presenti: da ciò proviene che, mancandogli la perseveranza che sola conduce a termine le cose, perde tutto il suo tempo in cominciare, e così non va avanti e non fa progresso nella vita spirituale; e questa è la cagione per cui si trovano taluni che si potrebbero paragonare a quell'albero del quale dicesi che fa frutti sette volte all'anno, ma non ne porta mai alcuno a maturità.

ANNOTAZIONI (1) «L'uomo è collocato tra le cose di questo mondo e i beni spirituali in tal modo che quanto più s'attacca ai primi, tanto più s'allontana dagli altri, e viceversa» (Sum. Theol.

II-II q. 108. a. 4). (2) «Se tu desideri di arrivare per una via retta e sicura in breve tempo all'unione divina, fine della beatitudine, applicati internamente con una cura vigile a conservare sempre puro il tuo cuore, libero il tuo spirito e nel riposo i tuoi sensi; raccogli gli affetti del tuo cuore e portali incessantemente in alto per fissarli in Dio» (S. Alberto Magno, L'Unione con Dio, c. V).

(3) S. Tommaso insegna che i moti dell'orgoglio sono facilmente repressi colla considerazione dell'infinita grandezza di Dio, dell'abisso della nostra miseria e dell'imperfezione di tutte le nostre buone opere (Sum. Theol. II - II, q. 62, a. 9, ad I).

(4) Il P. Faber assicura che Se qualcuno ha l'abitudine di pensare agli altri con bontà, e ciò per motivi soprannaturali, non è lontano dall'esser un santo (Confer. spirit.).

(5) Questi consigli vanno intesi con la discrezione supposta dal Santo Autore. Sarebbe un disastro per la nostra vita interiore non uscir mai dalla preoccupazione di noi stessi e convertire ogni preghiera mentale in esame di coscienza. Ciononostante è indispensabile che l'anima si esamini, quotidianamente, sopra il suo difetto principale (“esame di coscienza particolare”), i suoi altri difetti, sopra le sue imperfezioni, ed anche sopra le sue tendenze intime. Un tale esame praticato assiduamente è la condizione del nostro emendamento.

(6) Il B. Raimondo da Capua, Maestro Generale dei Domenicani, racconta di Santa Caterina da Siena che «ella non solo si metteva sotto alla più vile delle anime e desiderava incessantemente d'essere considerata come l'ultima di tutte, ma credeva fermamente di esser la causa di tutti i mali altrui. Ogni volta che pensava alle iniquità e alle sventure del mondo in generale o di ciascun individuo in particolare, ne attribuiva a se stessa la colpa, dicendo: Sei tu la causa di tutti questi mali; rientra dunque in te stessa e piangi le tue colpe ai piedi del Signore». E la Santa ciò spiegava dicendo ch'ella aveva mal corrisposto ai disegni di Dio sopra l'anima sua.

(7) La scelta d'un direttore è d'una grand'importanza. «Sceglilo fra mille, diceva San Francesco di Sales. (8) Il papa Giovanni XXII diceva: «Datemi un Frate Predicatore che osservi la sua Regola fino all' ultimo jota, ed io lo canonizzo senza che vi sia bisogno d'altro miracolo».

(9) «Un uomo è press'a poco, in fondo, quello ch'egli pensa degli altri. Se tu odi che qualcuno attribuisce bassezza a un altro, puoi star sicuro, non solo che vi è qualcosa di cattivo nella sua natura, ma ancora che vi è nel suo fondo il medesimo elemento di bassezza che non tarderà a svilupparsi, se pure non è già comparso alla luce. Uno è sempre capace d'un peccato di cui egli crede capace un altro, oppure che è disposto a imputare ad altri. Anche un sospetto ben fondato degrada più o meno il suo autore» (Faber, Conf. spirit.).

(10) «La macerazione del corpo, dice S. Tommaso, non è gradita a Dio se non in quanto è fatta con la necessaria discrezione, essa deve padroneggiare la concupiscenza senza opprimere la natura».

(11) «Io credo, dice S, Francesco di Sales, che sia una sollecitudine virtuosa il prendere il sonno di buon'ora alla sera poter svegliarci e alzarci di buon mattino».

(12) Vedi l'Orario nell'Appendice I, pag. 119. (13) «Dio volle che nessun bene si facesse all'uomo se non amandolo, e che l'insensibilità fosse per sempre incapace, sia di dargli la luce, sia d'ispirargli la virtù» (P. Lacordaire O.P.).

«La bontà ha convertito più peccatori che lo zelo, l'eloquenza o l'istruzione, e queste tre cose non hanno mai convertito nessuno senza che c'entrasse in qualche modo la bontà... È la manifestazione di questo sentimento negli uomini apostolici che attira i peccatori verso di essi e che così li conduce alla loro conversione» (P. Faber, Conf.

Spirit.). (14) «Molti cristiani, dice il P. Faber, invece di fare progresso nella via spirituale, restano stazionarii, perché loro non si annunziano le perfezioni divine o perché essi non ne fanno il soggetto delle loro letture. Molti servirebbero Dio per amore, se studiassero la sua essenza e i suoi attributi».

(15) «Ogni amore che non trae la sua origine da Passione del Salvatore è frivolo e pericoloso» (S. Francesco di Sales).

(16) «Lusingati quanto vuoi, persuaditi tutto quello che ti piace, fabbricati scuse e pretesti quanti ti parrà bene, ma tu non sei meno tenuto a tendere con tutte le tue forze alla perfezione. Ecco la verità. Se finora l'hai ignorata, d'ora innanzi non la ignorerai più» (Lodovico Blosio).

(17) Cfr. Imitazione di G. C. 1. III, c. XII: «Del ricordo dei benefizi di Dio». (18) Cfr. Imit. l. III, c. XLVII: «Bisogna essere pronti a subire per la vita eterna quello che vi è di più penoso», - c. XLVIII: «L'eternità beata e le miserie di questa vita».

(19) Cfr. Imit. 1. L c. XVIII: «L' esempio dei Santi». (20) Cfr. Imit. 1. III, c. XXXV. «Durante questa vita siamo sempre esposti alla tentazione».

(21) Lo stesso S. Vincenzo ottenne innumerevoli conversioni predicando i rigori del giudizio divino. Cfr. Imit. 1. l. c. XXIV: «Giudizio e pene dei peccatori».

(22) S. Teresa soleva dire alle sue figlie: «Figliole mie, un'anima, un'eternità!». Cfr. Imit. 1. I. c. XXIII. (23) Cfr. Imit. l. III, c. XIV: «Bisogna considerare i segreti giudizi di Dio per non inorgoglirsi del bene che si è fatto».

(24) S. Vincenzo Ferreri, alla fine del suo Trattato annunzia che uomini apostolici d'una grandissima santità saranno dati alla Chiesa. Il B. Grignon de Monfort menziona espressamente questa visione del nostro Santo. Ricevette egli stesso lumi affatto simili e molto precisi su questo importante argomento.

molto precisi su questo importante argomento.

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