Il vescovo Brendan Cahill e il pastore Walter Kim firmano un appello ecumenico che tiene insieme dignità della persona, unità familiare, sicurezza delle frontiere e giusto processo.
Una dichiarazione comune
Il 13 ottobre 2026 la Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti ha presentato una dichiarazione congiunta del vescovo Brendan Cahill, presidente del Comitato episcopale per le migrazioni, e del reverendo Walter Kim, presidente della National Association of Evangelicals. I due co-presiedono il Dialogo evangelico-cattolico sull’immigrazione, avviato nel marzo scorso con cinque membri cattolici e cinque evangelici oltre ai responsabili e ad alcuni osservatori.
Secondo la USCCB, è la prima dichiarazione statunitense sull’immigrazione firmata insieme da responsabili di questo livello delle due tradizioni. Gli autori non nascondono le differenze dottrinali, ma individuano un terreno cristiano condiviso: la dignità di ogni persona, la protezione della famiglia e la responsabilità del governo di perseguire il bene comune attraverso leggi ragionevoli.
Dignità, famiglia e autorità pubblica
Il documento fonda l’argomentazione su riferimenti biblici e distingue tre principi. Ogni essere umano porta l’immagine di Dio prima di qualunque classificazione civile; la famiglia è una realtà fondamentale che la legge e la prassi devono proteggere; lo Stato ha il compito di amministrare frontiere sicure e politiche migratorie ordinate. L’accoglienza non viene quindi contrapposta automaticamente alla legalità, né la legalità è considerata sufficiente quando produce esiti ingiusti o sproporzionati.
Cahill e Kim ringraziano le forze dell’ordine e ne riconoscono la funzione. Allo stesso tempo chiedono che l’applicazione delle norme sia mirata, proporzionata e rispettosa del giusto processo, evitando di concentrare le misure più dure su persone pacifiche e radicate nelle comunità. Una particolare attenzione è rivolta ai bambini e alle famiglie con status migratori differenti, esposte al rischio di separazione.
Le indicazioni rivolte alle istituzioni e alle comunità
L’appello attribuisce al Congresso il compito di affrontare i limiti strutturali dei percorsi legali. Propone opportunità realistiche per regolarizzare la posizione dei residenti di lungo periodo; limitazione rigorosa della detenzione per migranti non violenti, soprattutto minori e nuclei familiari; accesso effettivo all’assistenza legale, alla cappellania e ai sacramenti; canali sicuri ed efficienti per lavoratori, ricongiungimenti e persone bisognose di protezione umanitaria.
La libertà religiosa è presentata come diritto di tutti, qualunque sia lo status migratorio. Per chi è detenuto, essa comprende la possibilità concreta di ricevere cura pastorale. Il testo si conclude con l’impegno a promuovere formazione e dialogo nelle Chiese locali e con una preghiera per responsabili politici, giudici, agenti e comunità. Non è un programma di partito: è una presa di posizione pastorale che chiede di misurare le politiche sulla dignità della persona, sull’unità delle famiglie, sulla sicurezza e sulla giustizia.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- USCCB, Catholic and Evangelical Leaders Unite in Call for Compassionate Immigration Reform, 13 ottobre 2026
- Evangelical-Catholic Dialogue on Immigration, A Call for Christian Compassion and Wisdom in the Immigration Debate, ottobre 2026
- USCCB, Evangelical-Catholic Dialogue on Immigration
Data dei fatti: 13 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
