Nella lettera pubblicata il 12 ottobre, il Papa ripercorre il lungo servizio alla Santa Sede del cardinale Giovanni Battista Re e ne sottolinea fede, concretezza e amore alla Chiesa.
La gratitudine del Papa al decano emerito
Leone XIV ha espresso la propria gratitudine al cardinale Giovanni Battista Re dopo averne accettato la rinuncia all’ufficio di decano del Collegio cardinalizio. La lettera, datata 11 ottobre e pubblicata dalla Sala Stampa della Santa Sede il 12 ottobre 2026, ricorda che il porporato ha svolto l’incarico per più di sei anni. Il Papa definisce quel servizio una testimonianza di amore alla Chiesa e al Successore di Pietro, indicando così la consegna di una responsabilità non come una semplice conclusione amministrativa, ma come occasione per riconoscere una fedeltà maturata nel tempo.
Il testo pontificio insiste sul carattere ecclesiale del ringraziamento. Non isola il ruolo di decano dagli altri compiti affidati al cardinale Re, ma legge l’intero percorso come un servizio unitario. L’attenzione non cade soltanto sulle funzioni esercitate: Leone XIV richiama anche uno stile aperto, cordiale e franco, insieme alla capacità di affrontare problemi e situazioni con saggezza e concretezza.
Dalla Segreteria di Stato al Collegio cardinalizio
La lettera ripercorre le principali tappe della collaborazione del cardinale con la Santa Sede. Re fu chiamato a Roma già da giovane sacerdote e ricoprì incarichi delicati nella Curia. San Giovanni Paolo II lo volle assessore della Segreteria di Stato, poi segretario della Congregazione per i Vescovi e quindi sostituto della Segreteria di Stato. Accanto al Papa del Grande Giubileo del 2000, coordinò uffici al servizio del magistero e della missione pastorale e lo accompagnò in numerosi viaggi apostolici.
All’inizio del nuovo millennio Giovanni Paolo II lo pose a capo della Congregazione per i Vescovi e lo creò cardinale. Leone XIV osserva che questa lunga esperienza gli ha consentito di acquisire una conoscenza non soltanto istituzionale, ma anche personale, della Chiesa universale. Il riferimento alle relazioni maturate negli anni aiuta a comprendere perché la funzione di decano abbia avuto nel suo caso un fondamento più ampio del solo dato giuridico.
Il ministero visibile nelle esequie di Papa Francesco
Nel periodo trascorso come decano, la figura del cardinale Re è divenuta particolarmente visibile nelle celebrazioni presiedute a nome del Collegio cardinalizio. La lettera cita da ultimo le esequie di Papa Francesco e riconosce nella sua presenza una testimonianza sacerdotale apprezzata dal Popolo di Dio. Il Papa unisce in questa memoria il vigore della fede, lo zelo ministeriale e l’operosità che collega alle radici familiari e alla Val Camonica.
Leone XIV conclude richiamando il motto episcopale “Virtus ex alto”, cioè la forza ricevuta dall’alto. Il riferimento chiarisce il criterio con cui la lettera interpreta una lunga carriera ecclesiastica: l’efficacia non basta a spiegare il ministero cristiano, che rimane dipendente dalla grazia. Il Papa assicura quindi la propria preghiera, affidata all’intercessione della Vergine Maria e di san Giovanni Battista, e rinnova la benedizione al cardinale, ai familiari e alle persone care.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
Data dei fatti: 12 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
