La delegazione internazionale entra oggi nei lavori di Yerevan con quattro priorità, fra conoscenze indigene, risorse per le comunità esposte e agricoltura meno distruttiva.
La delegazione entra nei lavori
Una delegazione della Comunione anglicana partecipa dal 22 al 29 ottobre alla COP17 della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in corso a Yerevan, capitale dell’Armenia. La presenza è guidata dal vescovo di Norwich Graham Usher e comprende rappresentanti delle Chiese in Inghilterra, Stati Uniti, Kenya e Sri Lanka, oltre all’ufficio ambientale della Comunione. L’inizio effettivo della partecipazione rende attuale un impegno annunciato nei giorni scorsi.
La COP17, aperta il 19 ottobre e prevista fino al 30, è il primo grande esame globale del Quadro di Kunming-Montreal adottato nel 2022. Quel programma stabilisce 23 obiettivi per il 2030, compresa la protezione del 30 per cento di terre e mari. La delegazione religiosa non rappresenta Stati negoziatori, ma interviene negli spazi di advocacy e negli incontri multilaterali con l’intento dichiarato di portare le esperienze delle comunità locali.
Quattro priorità dichiarate
Il documento «Lungs of the Earth» indica quattro priorità. La prima è valorizzare le conoscenze indigene e intergenerazionali nella protezione di territori e comunità. La seconda è orientare la finanza pubblica e internazionale verso chi subisce più duramente la perdita di biodiversità e dispone di minori risorse. La terza riguarda il ripristino e la protezione degli oceani, definiti uno dei polmoni della Terra.
La quarta priorità chiede sistemi agricoli più puliti e resilienti. L’Anglican Communion Office collega queste richieste alla presenza capillare delle Chiese, soprattutto in regioni costiere e Paesi esposti a disastri. Secondo i dati richiamati dal servizio anglicano, soltanto l’8,4 per cento delle aree marine e costiere è protetto o conservato, contro il 17,6 per cento delle terre e delle acque interne: un divario che rende particolarmente urgente il capitolo oceanico.
Fede e responsabilità pubblica
L’iniziativa appartiene al cristianesimo anglicano e non va confusa con una posizione ufficiale delle Nazioni Unite. La delegazione traduce la cura del creato in proposte politiche, ma i risultati dipenderanno dalle decisioni degli Stati e dai meccanismi finanziari concordati. La sua efficacia potrà essere valutata soltanto verificando se le priorità entrano nei testi, nelle alleanze e negli impegni successivi.
Resta significativo che la rappresentanza sia multinazionale e includa voci africane e asiatiche, spesso più esposte alla degradazione degli ecosistemi. Il messaggio non riduce la biodiversità a tema tecnico: sostiene che perdita della natura, sicurezza delle comunità e giustizia economica siano inseparabili. A Yerevan gli anglicani cercano così di trasformare una campagna ecclesiale in interlocuzione pubblica, mantenendo distinto il ruolo delle Chiese da quello dei governi.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Anglican Communion News Service, delegazione e priorità per COP17, 20 ottobre 2026
- Anglican Communion Office, risorsa Lungs of the Earth, 20 ottobre 2026
Data dei fatti: 22 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
