La purezza di cuore La perfetta purezza di cuore
Sforzi anche più vigorosi ti restano da fare per conquistare quelle virtù che ti solleveranno alla purezza di cuore. Secondo la parola del Salvatore, questa purezza aprirà i nostri occhi interiori alla contemplazione divina e ci stabilirà in un tale riposo e in una tale pace che Quegli che tiene la sua sede nella pace si degnerà anche di abitare in te (2).
Non si tratta di quella purezza che si contenta di preservarci da pensieri carnali, ma di quella purezza perfetta di cuore, che ci allontana, per quanto è possibile quaggiù, da ogni pensiero inutile e ci fa quindi innanzi cercare il nostro piacere nel solo pensiero di Dio e delle cose divine.
Per ottenerla, questa purezza, questa virtù celeste, anzi divina, poiché quegli che aderisce a Dio è un solo spirito con Lui, son necessarie parecchie cose.
Mortificazione della volontà propria Anzitutto impiega tutte le tue forze nel rinunziare a te stesso, secondo la sentenza del Salvatore: Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso. Ciò vuol dire che, in tutto, devi mortificare, disprezzare, contraddire la tua volontà propria e abbracciare la volontà degli altri, ogni volta che questa sia lecita e onesta.
Di regola generale, quando trattasi delle cose materiali destinate ai bisogni del corpo, non seguire mai la tua volontà personale contro quella degli altri, anche se questa ti paresse stravagante. Sopporta ogni incomodo per conservare la pace interiore dell'anima, la quale non può non turbarsi per questa sorta di contraddizioni in cui l'attacco al proprio giudizio personale e il desiderio di fare la propria volontà provocano pensieri e parole contrarie alla carità.
Anche nelle cose spirituali, alla tua volontà preferisci quella degli altri, purché questa sia buona, quand'anche la tua ti sembrasse migliore; perché, evitando gli alterchi, guadagnerai molto più con l'aumentare in te l'umiltà, la tranquillità e la pace, di quello che potresti guadagnare col praticare qualsiasi virtù secondo il tuo piacere e contro il piacere altrui.
Ciò si deve però intendere de' tuoi familiari ed emuli nella pietà e nel desiderio di perfezione. Perché, in quanto a quelli che chiamano male il bene e bene il male e passano il loro tempo a scrutare e a giudicare le parole e i fatti altrui invece di correggere i loro propri i difetti, tu non devi seguire il loro giudizio nelle cose spirituali.
Ma nelle cose materiali fa ordinariamente la volontà degli altri, qualsisiano. Qualche volta, quando Iddio t'ispirerà di fare qualcosa per la gloria sua, per la tua santificazione o per il bene del prossimo, ti si opporranno difficoltà, forse insuperabili.
Sia che la difficoltà provenga da' tuoi superiori, o da' tuoi eguali, o da' tuoi inferiori, non ti trattenere a contendere. Rientra in te stesso e, quivi raccolto col tuo Dio, va via ripetendo: Signore, mi si fa violenza, rispondete per me (Isai. XXXVIII).
Non ti rattristare punto di queste difficoltà: Dio non le avrebbe permesse se, alla fin fine, non dovessero essere utili a te e agli altri. Anzi ti posso assicurare che, sebbene tu non lo veda oggi, più tardi capirai che cadesti ostacoli apparenti ti avranno in realtà giovato ad ottenere il tuo intento. Quanti esempi, tratti dalla Sacra Scrittura, ti potrei citare, quello di Giuseppe in particolare, se non mi fossi imposto la brevità ad ogni costo! Ma credi alla mia esperienza che è così.
Altre volte sembrerà che, Dio stesso frustri i tuoi sforzi con la malattia o con qualche altro avvenimento. Non te ne contristare in nessun modo, ricevi tutto con un'anima uguale e confida interamente in Colui che conosce meglio di te quello che ti è utile e non cessa di attirarti a Lui, forse a tua insaputa, se tu ti abbandoni senza riserva.
Usa dunque ogni tua cura per restar padrone di te stesso nella pace e nella tranquillità del cuore. Nessun avvenimento t'affligga, tranne i tuoi peccati e quelli degli altri o le occasioni di peccato. Nessun accidente ti renda triste.
Non ti lasciar trasportare dallo sdegno contro le colpe del prossimo. Di tutti abbi pietà e compassione ricordandoti sempre che tu stesso cadresti più basso ancora, se Gesù Cristo non ti sostenesse colla sua grazia.
Mortificazione dell'amor proprio Inoltre tienti pronto a sopportare per amore di Gesù tutti gli obbrobri, tutte le pene, tutte le avversità.
Il più piccolo desiderio di grandezza, sotto qualsiasi pretesto di carità, faccia capolino, è la testa del dragone infernale: bisogna subito schiacciarla con la croce, richiamandoti alla memoria l'umiltà e la crudele Passione di Gesù che fuggì la regia dignità per abbracciare liberamente la Croce e la sua ignominia (3).
Fuggi, abbi in orrore, come un veleno mortale, ogni umana lode. Se sei disprezzato, rallegrati e sii intimamente convinto di meritare il vilipendio e le ingiurie di tutti.
Non perdere mai di vista i tuoi difetti né i tuoi peccati; non temere d'ingrandirli ai tuoi occhi. In quanto ai difetti del prossimo, gettali dietro le spalle per nasconderli a te stesso. Che se tu sei forzato a vederli, guarderai di attenuarli, di scusarli misericordiosamente, e procurerai di recar soccorso a' tuoi fratelli (4).
Distogli gli occhi dell'anima e del corpo dal guardare il prossimo, affinché tu possa considerare te stesso nel lume del volto di Dio. Sì, guarda continuamente te stesso e giudicati sempre lealmente. Esamina ciascuno de' tuoi atti, delle tue parole, de' tuoi pensieri per trovarvi materia di compunzione, perché anche le tue buone azioni sono lontane dall'essere perfette e pervase del fervore necessario; la negligenza le guasta e la tua giustizia può giustamente paragonarsi ad uno straccio immondo.
Riprendi adunque continuamente te stesso. Non lasciar passare senza un biasimo severo né le tue negligenze in parole e in opere, né tampoco i tuoi pensieri, non dico cattivi, ma anche solamente inutili. Esercita codesta rigorosa sorveglianza ad ogni ora nel cospetto del tuo Dio (5).
Umiltà riguardo a Dio A cagione de' tuoi difetti, tienti, davanti a Dio, per vile e miserabile più di qualsivoglia peccatore, reo di qualsiasi peccato; come degno d'essere punito ed escluso dalle celesti delizie, se Dio ti trattasse secondo la sua giustizia e non secondo la sua misericordia, poiché Egli ti fece tante grazie, più che a molti altri, e tu hai corrisposto coll'ingratitudine.
Inoltre considera attentamente e con un vivo senso di spavento che qualsiasi grazia, inclinazione al bene e desiderio della virtù, non l'hai avuto da te stesso, ma dalla sola misericordia di Cristo, che avrebbe potuto arricchire di questi favori qualunque altro peccatore, e lasciare te nell'abisso della tua ignominia e della tua miseria.
Umiltà riguardo al prossimo Pensa ancora e procura di persuaderti che non vi è un peccatore così carico di difetti che non servirebbe Dio meglio di te e non si mostrerebbe più riconoscente dei benefizi divini, se avesse ricevuto le medesime grazie che ricevesti tu, non per i tuoi meriti ma per la bontà affatto gratuita di Dio. Per ciò puoi bene considerarti come il più vile e il più basso degli uomini e temere con ragione che la tua ingratitudine spinga Iddio a cacciarti dalla sua presenza (6).
Con ciò non voglio dire che tu debba crederti fuori della grazia di Dio e in stato di peccato mortale, sia pure che altri siano colpevoli di peccati mortali senza numero. Ciò del resto ci è ignoto, perché il nostro giudizio è fallace e Dio può ben aver loro concesso tutt'a un tratto la contrizione e un' effusione della sua grazia.
Quando la tua umiltà ti paragonerà agli altri peccatori, non è utile che tu discenda ai loro disordini in particolare. Basta un confronto generale tra i loro peccati e la tua ingratitudine. Qualora volessi considerarli in particolare, potresti benissimo fame, per una certa rassomiglianza, dei peccati personali, apostrofando così la tua coscienza:
quegli è un omicida, ed io, miserabile, quante volte non ho ucciso l'anima mia! Questi è fornicario e adultero, ed io non lo sono tutto il giorno, distogliendo la mia attenzione da Dio e cedendo alle suggestioni diaboliche? E così degli altri.
Ma se osservassi che il diavolo approfitta di quest'esercizio per indurti alla disperazione, lascia queste apostrofi e solleva il tuo cuore alla speranza nel1a contemplazione della bontà e della clemenza del tuo Dio che già ti prevenne con tante grazie e certo vorrà compire l'opera che ha cominciato in te. Di regola ordinaria l'uomo spirituale, che ha già qualche esperienza di Dio, non prova questa tentazione di disperazione quando nel suo fervore accusa se stesso. Ma ciò può succedere e di fatto succede spesso ai principianti, specialmente a quelli che la misericordia di Dio ha liberati da molti pericoli e grandi peccati in cui trovavansi inviluppati.
