CHIESA NEL MONDO

Myanmar, una verifica da Katha corregge le notizie sulle chiese occupate

Il parroco Stephen Sut Awng smentisce l’occupazione della chiesa di San Giuseppe a Katha, ma conferma che i militari usano la chiesa cattolica di San Michele nel vicino villaggio di Bye Malut. La comunità vive dispersa dal conflitto.

Redazione Radio TV Pater 2 min di lettura
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Il parroco Stephen Sut Awng smentisce l’occupazione della chiesa di San Giuseppe a Katha, ma conferma che i militari usano la chiesa cattolica di San Michele nel vicino villaggio di Bye Malut. La comunità vive dispersa dal conflitto.

San Giuseppe non è occupata: la precisazione del parroco

Una testimonianza diretta pubblicata il 16 ottobre dall’Agenzia Fides corregge un’informazione circolata nei giorni precedenti sul conflitto in Myanmar. Padre Stephen Sut Awng, parroco di Katha nella regione di Sagaing, ha precisato che la chiesa cattolica di San Giuseppe, nel centro della città, non è occupata dai militari. La distinzione è importante: ripetere un dettaglio inesatto indebolirebbe proprio la denuncia delle violazioni che possono essere documentate.

Il sacerdote ha però confermato che la chiesa di San Michele, nel villaggio di Bye Malut a circa otto chilometri da Katha, rimane utilizzata dall’esercito. La notizia non riguarda quindi una smentita generale sull’uso militare di edifici religiosi, ma l’identificazione corretta del luogo. Fides attribuisce le informazioni al parroco, che opera nell’area e ha dovuto lasciare la casa parrocchiale.

Fedeli dispersi e ministero senza una parrocchia stabile

Padre Sut Awng era stato nominato a Katha nel 2025. Il territorio è interessato dagli scontri fra le forze armate del Myanmar e gruppi collegati alla resistenza, fra cui l’Esercito per l’indipendenza Kachin. Secondo il suo racconto, l’insicurezza ha reso impossibile una normale vita parrocchiale: famiglie sfollate, spostamenti rischiosi, celebrazioni e assistenza organizzate in modo discontinuo.

Questa descrizione non consente di attribuire a una singola parte ogni episodio avvenuto nel distretto. Consente però di affermare che un edificio cattolico è impiegato militarmente e che un sacerdote è stato costretto ad allontanarsi. L’uso di luoghi di culto a fini bellici espone inoltre le strutture e le comunità al rischio di attacchi, anche quando non siano il bersaglio iniziale.

Sagaing al centro di una crisi più vasta

L’ufficio ONU per i diritti umani ha documentato negli anni successivi al colpo di Stato un impatto sproporzionato della violenza sulle minoranze religiose e numerosi danni a chiese, monasteri e altri luoghi di culto. Nel rapporto annuale sul 2025, Sagaing risultava l’area con il maggior numero di episodi di incendio verificati, mentre l’accesso umanitario restava fortemente limitato.

Il caso di Katha mostra perché la verifica locale sia parte della tutela delle vittime. Dire con precisione quale chiesa è libera e quale è occupata non riduce la gravità del conflitto: evita che comunità diverse vengano usate come argomento propagandistico. Il dato da seguire è concreto: restituzione della chiesa di San Michele alla comunità, sicurezza per i fedeli e possibilità per il parroco di tornare a un ministero stabile. Fino a quel momento, la testimonianza descrive una Chiesa che continua a servire senza poter contare pienamente sui propri luoghi.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. Agenzia Fides, testimonianza del parroco di Katha, 16 ottobre 2026
  2. OHCHR, Annual Update on the Human Rights Situation in Myanmar 2025
  3. OHCHR, rapporto sull’impatto del conflitto sulle minoranze religiose in Myanmar

Data dei fatti: 16 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

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