Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina contesta accordi che antepongano risorse e vantaggi politici alla dignità umana e chiede che l’Ucraina partecipi alle decisioni sul proprio futuro.
Il richiamo del capo della Chiesa greco-cattolica ucraina
L’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk ha chiesto che ogni intesa sull’energia durante la guerra in Ucraina sia giudicata anzitutto dalla sua capacità di ridurre la sofferenza dei civili. Nel messaggio diffuso il 18 ottobre, al termine della 244ª settimana dell’invasione su vasta scala, il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha sostenuto che riscaldamento, elettricità e acqua non possono essere trattati come semplici variabili economiche: da quei servizi dipendono famiglie, scuole e ospedali.
Shevchuk ha riferito che gli attacchi del 14 ottobre avrebbero distrutto o gravemente danneggiato trenta impianti della rete, lasciando temporaneamente senza elettricità circa 600.000 persone. Questi numeri sono presentati dalla fonte ecclesiale e devono essere attribuiti ad essa; il dato indipendente consolidato è che la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha già documentato l’impatto umano degli attacchi sistematici alle infrastrutture energetiche mentre si avvicina l’inverno.
Una tregua annunciata ma non confermata dalle parti
Il punto più delicato riguarda la cosiddetta tregua energetica evocata dal presidente degli Stati Uniti. Shevchuk osserva che né la parte russa né quella ucraina avrebbero confermato un accordo raggiunto. Per questo non presenta la tregua come un fatto compiuto: critica piuttosto la distanza tra un annuncio politico e la persistente vulnerabilità delle persone esposte ai bombardamenti e alle interruzioni dei servizi essenziali.
La sua valutazione è esplicitamente morale e confessionale. Secondo l’arcivescovo, un negoziato non può mettere sullo stesso piano il contenimento di un aggressore e la pressione sulla vittima affinché accetti concessioni; inoltre l’Ucraina deve partecipare alle decisioni che riguardano il proprio futuro. Si tratta della posizione del capo di una Chiesa ucraina, non di una conclusione diplomatica condivisa da tutte le parti.
Pace, giustizia e responsabilità internazionale
Shevchuk accoglie gli sforzi di mediazione capaci di salvare vite, ma rifiuta una pace separata dalla giustizia. Il criterio proposto è verificabile: un cessate il fuoco è positivo se protegge realmente i civili e se non riduce il Paese interessato a oggetto di negoziati condotti da altri. Il messaggio si rivolge perciò anche ai partner internazionali, ai quali attribuisce una responsabilità morale nelle scelte dei prossimi mesi.
Nel finale, l’arcivescovo parla da Riga, dove si trovava in visita pastorale alla comunità ucraina, e ringrazia la Lettonia per l’accoglienza dei rifugiati. Questo contesto mostra che l’intervento non è un comunicato governativo: è una parola pastorale nata dentro una Chiesa direttamente coinvolta nella guerra, che chiede di leggere energia e diplomazia a partire dalle persone concrete.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Chiesa greco-cattolica ucraina, messaggio di Sviatoslav Shevchuk, 18 ottobre 2026
- Nazioni Unite in Ucraina, impatto degli attacchi alle infrastrutture energetiche, 21 settembre 2026
Data dei fatti: 18 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
