ECUMENISMO

Il Consiglio ecumenico pubblica una guida per trasformare le Chiese multiculturali

Il volume di Hyuk Cho distingue la presenza di comunità diverse dalla reale condivisione del potere ecclesiale. È pensato per gruppi parrocchiali e responsabili cristiani, soprattutto in Europa e Nord America.

Redazione Radio TV Pater Le Grand-Saconnex, Canton Ginevra, Svizzera2 min di lettura
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Il volume di Hyuk Cho distingue la presenza di comunità diverse dalla reale condivisione del potere ecclesiale. È pensato per gruppi parrocchiali e responsabili cristiani, soprattutto in Europa e Nord America.

Dalla diversità visibile alla trasformazione

Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha pubblicato Becoming an Intercultural Church: Companionship in a Wounded World, volume del teologo e pastore Hyuk Cho. L’opera si rivolge in particolare alle comunità cristiane del Nord America e dell’Europa che vivono calo della partecipazione, mutamenti culturali e maggiore pluralità interna. La tesi centrale è che una Chiesa possa essere multiculturale nei banchi senza cambiare realmente il proprio centro decisionale.

Cho propone invece una comunità interculturale nella quale l’incontro modifica relazioni, linguaggi e distribuzione dell’autorità. L’autore è ministro ordinato della United Church of Canada, insegna alla Vancouver School of Theology e siede nel comitato centrale del Consiglio ecumenico. La pubblicazione è stata resa possibile da un contributo Seeds of Hope della United Church of Canada Foundation.

Razzismo, missione e leadership condivisa

Il libro segue il calendario liturgico dall’Avvento alla Pentecoste e collega riflessione teologica, esperienza pastorale e critica postcoloniale. Affronta razzismo, missione, nazionalismo cristiano, riconciliazione, crisi ecologica e leadership condivisa. Ogni capitolo termina con domande che permettono a ministri, laici e gruppi di comunità di lavorare sul testo in sei incontri o in un percorso più lungo.

Uno dei concetti discussi è la cosiddetta teologia delle briciole: un’inclusione che invita persone diverse nello spazio ecclesiale ma non condivide davvero capacità di decidere. Cho attinge anche al termine turco hüzün, al coreano sallim e al Two Row Wampum della tradizione Haudenosaunee per descrivere forme di compagnia che restano accanto all’altro senza assorbirlo.

Una proposta ecclesiale, non marketing

Il Consiglio ecumenico precisa che l’interculturalità non deve diventare una tecnica per riempire chiese o risanare bilanci. Anche comunità numerose e finanziariamente solide avrebbero bisogno, secondo il volume, di relazioni più decentrate e responsabili. La distinzione è importante: il libro non presenta la diversità come strumento di marketing religioso, ma come verifica della qualità della comunione cristiana.

La pubblicazione comprende 210 pagine ed è disponibile in formato cartaceo e digitale; costituisce inoltre il testo principale di un corso online di sei settimane. Il fatto editoriale è nuovo e verificabile, ma le sue conseguenze dipenderanno dall’uso effettivo nelle Chiese. Si collega all’agenda ecumenica su giustizia razziale, popoli indigeni, migrazioni e partecipazione, senza sostituire decisioni proprie delle singole confessioni.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. World Council of Churches, New WCC Publications book invites churches to become intercultural, 22 ottobre 2026
  2. World Council of Churches, Becoming an Intercultural Church, scheda del volume

Data dei fatti: 22 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

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