A volte l’invito a essere grati viene vissuto come una richiesta di smettere di lamentarsi. Ma una gratitudine sincera non ha bisogno di negare il dolore. Possiamo essere stanchi e riconoscenti, delusi da un evento e toccati da una vicinanza.
Nella preghiera non dobbiamo scegliere una sola emozione da mostrare a Dio. Portare una giornata intera significa consegnare anche le sue contraddizioni. Un grazie piccolo non è meno vero perché accanto rimane una domanda.
La gratitudine diventa concreta quando riconosce qualcuno: chi ha cucinato, chi ha atteso, chi ha ascoltato una seconda volta. Dare un nome a questi gesti ci sottrae all’idea che tutto ci sia dovuto. Oggi può bastare ringraziare una persona in modo preciso, dicendo quale bene il suo gesto ha portato nella tua vita.
