Nel centenario francescano il Vicariato dell’Arabia meridionale, l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto italiano di cultura rileggono gli scritti del santo in una società multireligiosa.
Un anniversario vissuto nel Golfo
Ad Abu Dhabi l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi è diventato un incontro concreto fra cattolici, rappresentanti istituzionali e interlocutori musulmani. Il 19 ottobre l’Istituto italiano di cultura ha ospitato una giornata promossa con il Vicariato apostolico dell’Arabia meridionale e l’Ambasciata d’Italia, inserita anche nella Settimana della lingua italiana nel mondo.
All’appuntamento, intitolato «Un’eredità da Assisi agli Emirati», hanno partecipato circa cinquanta persone. Il numero contenuto non ne fa una grande celebrazione di massa; il valore dell’iniziativa sta nel luogo e nella scelta dei temi. In una società composta da persone di molte culture e religioni, gli organizzatori hanno discusso come gli scritti francescani possano ancora sostenere fraternità, dialogo, pace e cura del creato.
L’incontro fa parte di un programma più ampio che il Vicariato sta svolgendo in ottobre negli Emirati Arabi Uniti e in Oman con liturgie, momenti di preghiera, mostre e formazione. La notizia riguarda l’evento già avvenuto ad Abu Dhabi, non l’annuncio di attività future presentate come concluse.
Dalla fede di Francesco ai valori condivisi
Il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico e francescano cappuccino, ha scelto come punto di partenza gli scritti di Francesco, in particolare il Cantico delle creature. Ha ricordato che fraternità, pace e dialogo non sono concetti aggiunti in epoca moderna alla figura del santo, ma emergono da una trasformazione personale radicata nella fede cristiana.
Padre Stefano Luca, responsabile del dialogo interreligioso ed ecumenico del Vicariato, ha messo in guardia da una lettura riduttiva di Francesco come semplice filantropo o ambientalista. L’amore per Dio, ha spiegato, è la sorgente che consente alla sua esperienza religiosa di produrre conseguenze sociali. Roberto Catalano, docente all’Istituto universitario Sophia, ha poi collegato l’incontro di Francesco con il sultano d’Egitto al lavoro contemporaneo per relazioni positive con il mondo musulmano.
Una conversazione che non cancella le differenze
La partecipazione dello sceicco Ali bin Abdullah Al Mualla, artista e ingegnere emiratino, ha portato nel confronto un’esperienza diversa: il riuso di materiali scartati come pratica artistica legata alla sostenibilità. L’accostamento non trasforma san Francesco in una figura indistinta né attribuisce agli interlocutori musulmani la lettura cristiana del santo. Mostra invece come tradizioni e percorsi differenti possano riconoscere problemi comuni e collaborare senza sincretismo.
Il contesto di Abu Dhabi richiama anche il Documento sulla fratellanza umana firmato nel 2019 da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayyeb. L’iniziativa del 19 ottobre non produce un nuovo accordo internazionale; offre però un esempio locale di dialogo sostenuto da istituzioni cattoliche e civili, nel quale identità religiosa, cultura e responsabilità ambientale vengono messe in relazione con parole e protagonisti riconoscibili.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
Data dei fatti: 19 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
