Nella Messa delle 11:00 che ha aperto la giornata dell’incontro internazionale promosso da Sant’Egidio, il cardinale di Kinshasa ha legato il dialogo tra le religioni all’ascolto delle prime vittime delle guerre.
Una celebrazione già avvenuta, prima dell’assemblea inaugurale
Il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, ha presieduto domenica 25 ottobre alle 11:00 la Messa a UmbriaFiere, a Bastia Umbra, nella giornata iniziale dell’incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante». L’appuntamento, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nel quarantesimo anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace del 1986, riunisce ad Assisi e nei comuni vicini responsabili cristiani, rappresentanti di altre religioni, istituzioni e società civile.
La celebrazione precede l’assemblea inaugurale fissata per le 16:30. Questa distinzione è importante: al momento della redazione la Messa e l’omelia erano fatti compiuti e documentati, mentre l’assemblea pomeridiana non era ancora iniziata. Il nuovo elemento non è quindi un programma annunciato, ma il primo intervento sostanziale pubblicato durante l’incontro.
«Non si può amare Dio senza amare il fratello»
Commentando il duplice comandamento dell’amore, Ambongo ha sostenuto che la credibilità religiosa si misura nel rapporto con il prossimo visibile. Ha richiamato in particolare il testo dell’Esodo sulla tutela dello straniero, della vedova e dell’orfano, indicandoli come le prime vittime di ogni guerra. La pace, in questa prospettiva, non è soltanto assenza di combattimenti né una formula diplomatica: richiede di rispettare la vita e i bisogni concreti delle persone più esposte.
Il cardinale ha parlato a partire dall’esperienza della Repubblica Democratica del Congo, dove decenni di guerra hanno prodotto vedove, orfani e milioni di sfollati, e ha accostato questo dolore a quello del Sudan, dell’Ucraina e della Terra Santa. Non ha confuso le cause dei diversi conflitti né attribuito responsabilità collettive alle religioni. Ha chiesto invece ai credenti di ascoltare il grido dei profughi e dei poveri e di riconoscere che le fedi possono essere strumentalizzate per dividere e giustificare la violenza.
Lo spirito di Assisi come responsabilità verificabile
Ambongo ha ricordato il 27 ottobre 1986, quando san Giovanni Paolo II invitò ad Assisi rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni a pregare gli uni accanto agli altri. Nel suo intervento, quell’eredità non è stata presentata come fusione delle identità confessionali: le tradizioni restano distinte, ma sono chiamate a rifiutare l’uso religioso dell’ostilità e a cooperare per la pace.
Il riferimento alla pace «disarmata e disarmante», ripreso dalle prime parole pubbliche di Leone XIV, è stato collegato alla figura di san Francesco che incontra il sultano senza armi e cerca la riconciliazione. Il Papa non sarà presente alla conclusione del 27 ottobre per indicazione dei medici durante il recupero postoperatorio, ma ha annunciato un messaggio ai partecipanti. L’incontro prosegue il 26 e il 27 ottobre con ventiquattro forum e con la cerimonia finale; i risultati dovranno essere valutati sugli atti che seguiranno, non soltanto sul valore simbolico delle dichiarazioni.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Sant’Egidio, omelia del cardinale Fridolin Ambongo Besungu, 25 ottobre 2026
- Comunità di Sant’Egidio, programma e avvio dell’incontro internazionale per la pace, 25 ottobre 2026
- Vatican News, presentazione dell’incontro di Assisi 2026, 6 ottobre 2026
Data dei fatti: 25 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
