A Bastia Umbra si è conclusa l’apertura di «Pace disarmata e disarmante»: Riccardi ha chiesto di passare dall’età del conflitto al dialogo; Zuppi, Umar, Korsia e Sugitani hanno indicato responsabilità concrete.
L’assemblea delle 16:30 è un fatto compiuto
L’assemblea inaugurale dell’incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante» si è svolta domenica 25 ottobre dalle 16:30 nel padiglione 9 di UmbriaFiere, a Bastia Umbra, in Italia. La sessione, moderata da Hilde Kieboom della Comunità di Sant’Egidio in Belgio, ha riunito voci cattoliche, musulmane, ebraiche e buddhiste insieme a studiosi, attivisti e rappresentanti istituzionali. Radio TV Pater aveva già documentato la Messa mattutina presieduta dal cardinale Fridolin Ambongo; questa nuova bozza riguarda invece gli esiti effettivi dell’assemblea pomeridiana.
Il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha inviato un messaggio nel quale ha definito ingiustificabile l’inerzia davanti a conflitti, ingiustizie, povertà e sopraffazioni. Il programma ufficiale registra inoltre gli interventi del politologo Olivier Roy e dell’attivista sudanese Hala Al-Karib. Il carattere interreligioso dell’appuntamento non annulla le identità dei partecipanti: ciascuno ha parlato dalla propria esperienza e responsabilità.
Riccardi e Zuppi: uscire dalla normalizzazione della guerra
Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, ha ricordato che nel 1986, nonostante la guerra fredda e il timore atomico, la pace restava un orizzonte della politica. Oggi, ha osservato, la guerra viene sempre più presentata come una compagna naturale della storia. Da qui la richiesta di passare «dall’età del conflitto al tempo del dialogo»: essere disarmati non significa rassegnarsi, ma usare la forza della preghiera, delle relazioni e di un linguaggio liberato dalla minaccia.
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha respinto l’idea che le religioni possano benedire il fratricidio e ha distinto la difesa proporzionata dalla cultura del riarmo. Nel suo intervento la preghiera non sostituisce la diplomazia: serve a contestare l’assuefazione alla guerra e a preparare i cuori all’incontro. La novità giornalistica non è l’annuncio del convegno, già noto, ma il contenuto delle parole pronunciate durante la sessione conclusa.
Le voci musulmana, ebraica e buddhista
Nasaruddin Umar, ministro indonesiano per gli Affari religiosi e imam della moschea Istiqlal di Jakarta, ha sostenuto che il dialogo non basta se rimane soltanto una formula: deve diventare azione quotidiana e cominciare dal disarmo del cuore. Haïm Korsia, gran rabbino di Francia, ha insistito su una memoria che protegga dalla falsificazione e dal ritorno dei crimini senza trasformare la ferita in identità permanente; per lui la vittoria autentica permette a due popoli di rialzarsi insieme.
Gijun Sugitani, rappresentante del Tendai Zasu e del buddhismo Tendai giapponese, ha ripercorso la ricezione dello spirito di Assisi in Giappone, dove dal 1987 si tengono incontri annuali di preghiera per la pace. Vatican News ha riassunto la convergenza delle diverse tradizioni su giustizia, fiducia e dignità umana. I forum del 26 e 27 ottobre dovranno ora mostrare se questi orientamenti produrranno proposte più precise; l’articolo non presenta gli appuntamenti futuri come risultati già raggiunti.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Sant’Egidio, testo integrale dell’intervento di Andrea Riccardi, 25 ottobre 2026
- Comunità di Sant’Egidio, intervento del cardinale Matteo Zuppi, 25 ottobre 2026
- Comunità di Sant’Egidio, intervento del gran rabbino Haïm Korsia, 25 ottobre 2026
- Vatican News, cronaca dell’assemblea inaugurale di Assisi, 25 ottobre 2026
Data dei fatti: 25 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
