François-Xavier Maroy Rusengo chiede al ministero congolese e alle autorità AFC/M23 di superare lo scontro sulle nomine accademiche che ha portato alla chiusura di istituti nell’est del Paese.
Una lettera aperta dopo la chiusura degli atenei
L’arcivescovo di Bukavu, François-Xavier Maroy Rusengo, ha chiesto al ministero congolese dell’Istruzione superiore e universitaria e alle autorità della coalizione ribelle AFC/M23 di sottrarre scuole e università allo scontro politico e militare nell’est della Repubblica Democratica del Congo. La lettera, datata 10 ottobre e resa pubblica il 16, interviene in una controversia sulle nomine amministrative effettuate nelle istituzioni accademiche di Goma e Bukavu, città situate in territori segnati dal conflitto.
Secondo la ricostruzione riportata da ACI Africa sulla base del documento dell’arcidiocesi, AFC/M23 aveva nominato personale amministrativo e finanziario nelle università delle due città tra maggio e giugno, estendendo poi il 7 agosto gli incarichi ai comitati direttivi di dieci istituzioni. Il ministero nazionale aveva risposto il 10 agosto contestando la legittimità delle nomine, sanzionando il personale coinvolto e disponendo la chiusura degli istituti. L’articolo non attribuisce all’arcivescovo una verifica militare o giuridica delle pretese delle parti: il suo intervento è un appello pastorale rivolto a entrambe.
Il costo della crisi ricade su studenti e famiglie
Il ministero avrebbe proposto agli studenti di iscriversi in altre province. Per mons. Maroy, questa soluzione rischia però di trasferire sulle famiglie un peso ulteriore, mentre la popolazione affronta già da anni violenza, sfollamenti e impoverimento. L’arcivescovo chiede che studenti e docenti possano concludere l’anno accademico 2025-2026 e iniziare il successivo senza che l’istruzione diventi uno strumento di pressione o una conseguenza collaterale del conflitto.
Il titolo della lettera, “Rimetti la spada nel fodero”, riprende Giovanni 18,11. Il riferimento evangelico non viene usato per assegnare una vittoria politica, ma per chiedere a chi afferma di avere a cuore la popolazione di compiere per primo un passo di distensione. La notizia riguarda dunque un’iniziativa ecclesiale concreta in difesa del diritto allo studio; non prova che le chiusure siano state revocate né che le due autorità abbiano raggiunto un’intesa.
La Chiesa locale dentro una crisi lunga trent’anni
Maroy colloca il caso universitario nella più ampia instabilità della regione dei Grandi Laghi. Nella sua valutazione, le popolazioni che vivono sui diversi lati delle frontiere non traggono beneficio dalla violenza prolungata. Richiama inoltre il lavoro della Conferenza episcopale nazionale del Congo e della Chiesa di Cristo in Congo per un dialogo inclusivo, senza presentare tali iniziative come un accordo già raggiunto.
La lettera mostra come una decisione amministrativa possa diventare questione pastorale quando impedisce a migliaia di giovani di studiare. L’arcivescovo non rivendica per la Chiesa il governo degli atenei: sostiene che essa non può restare indifferente alla sofferenza di studenti, insegnanti e genitori. Il passo successivo verificabile sarà l’eventuale riapertura delle istituzioni o l’avvio di un negoziato; al 18 ottobre la fonte consultata non documentava ancora nessuno dei due esiti.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Arcidiocesi cattolica di Bukavu, lettera aperta del 10 ottobre 2026 diffusa il 16 ottobre
- ACI Africa, resoconto della lettera aperta dell’arcivescovo di Bukavu, 18 ottobre 2026
- Conferenza Episcopale Nazionale del Congo, sito istituzionale
Data dei fatti: 16 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
