Il referente per l’Africa dei vescovi di Inghilterra e Galles denuncia perdite, traumi e scuole colpite e sostiene il ruolo non partigiano della Chiesa camerunese.
Un decennio di sofferenza
Il vescovo di Lancaster Paul Swarbrick, responsabile per l’Africa nella Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, ha segnato il decimo anniversario della crisi anglofona del Camerun con un appello a non lasciare nell’ombra la popolazione delle regioni Nord-Ovest e Sud-Ovest. Nel messaggio del 22 ottobre parla di un traguardo doloroso, segnato da lutti, traumi, insicurezza e accesso ridotto all’assistenza sanitaria.
Swarbrick mette in particolare evidenza le scuole colpite e i lunghi periodi di istruzione perduti dai bambini. È una conseguenza che supera l’emergenza immediata: anni di lezioni interrotte, spostamenti e paura producono effetti destinati a pesare su una generazione. La crisi nacque nel 2016 da proteste di avvocati e insegnanti anglofoni e si trasformò poi in un conflitto armato tra forze governative e gruppi separatisti.
La Chiesa come mediatrice
Il presule britannico richiama il ruolo della Chiesa cattolica camerunese, che ha offerto la propria mediazione pur esponendo sacerdoti e comunità a rischi concreti. Cita l’arcivescovo di Bamenda Andrew Nkea: la Chiesa non intende schierarsi con una delle parti, ma creare condizioni credibili per una soluzione pacifica. Questa distinzione è essenziale in un conflitto nel quale civili e strutture ecclesiali si trovano spesso fra pressioni opposte.
Il messaggio ricorda anche la visita di Leone XIV in Camerun nell’aprile 2026. L’appello del Papa ai giovani a rifiutare la violenza, osserva Swarbrick, ha riportato attenzione internazionale sulla crisi e offerto incoraggiamento a chi opera per la pace. Il riferimento non viene presentato come prova che il conflitto sia risolto, ma come una possibilità politica e pastorale da non disperdere.
Una responsabilità internazionale
Secondo il vescovo, anche le comunità cattoliche di Inghilterra e Galles devono amplificare le voci delle vittime, pregare e sostenere dialogo e riconciliazione. La dichiarazione evita di attribuire responsabilità penali specifiche senza prove e concentra l’attenzione sulle conseguenze umanitarie documentate, compresi lo sfollamento e il bisogno di istruzione d’emergenza.
La presa di posizione arriva mentre le organizzazioni umanitarie europee descrivono in Camerun tre crisi concomitanti e stimano che nel 2026 centinaia di migliaia di bambini in età scolare abbiano bisogno di sostegno educativo nelle aree più colpite. Il decennale non è dunque una ricorrenza simbolica: misura la durata di una guerra irrisolta e rinnova la richiesta di canali di mediazione protetti.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Catholic Bishops’ Conference of England and Wales
- European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations
- Vatican News
Data dei fatti: 22 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
