Un programma sostenuto dal Dicastero per l’Evangelizzazione supera lo schema di Chiese che danno e Chiese che ricevono, con formazione e consultazioni fino al 2028.
Da Roma un programma mondiale fino al 2028
L’arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, segretario della sezione del Dicastero per l’Evangelizzazione competente per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, ha presentato il 20 ottobre «The Church of the Sheaves», la «Chiesa dei covoni». Il primo incontro pubblico si terrà alla Pontificia Università Urbaniana di Roma dal 22 al 24 ottobre e riunirà responsabili ecclesiali, studiosi e operatori pastorali. L’iniziativa è sostenuta dal Dicastero insieme al Center for World Catholicism and Intercultural Theology della DePaul University, alla Facoltà di Missiologia dell’Urbaniana e a partner dei cinque continenti.
Il progetto proseguirà fino alla Pentecoste del 2028. Prevede un corso online in quattordici moduli, cinque documentari continentali, cinque volumi di teologia pastorale, incontri regionali, un podcast e consultazioni con diocesi e congregazioni. I temi indicati — ospitalità, appartenenza, esclusione e formazione interculturale — mostrano che non si tratta soltanto di una conferenza, ma di un percorso che potrà essere valutato attraverso materiali, incontri e pratiche locali.
Non personale per coprire posti vacanti
L’immagine dei covoni viene dal Salmo 126: chi partiva portando la semente torna con gioia portando i frutti. Nwachukwu la applica alla storia di missionari che lasciarono famiglia e Paese senza sapere se sarebbero tornati, e alle Chiese locali nate da quel sacrificio. La proposta è riconoscere che comunità un tempo considerate soltanto destinatarie dell’evangelizzazione oggi portano alla Chiesa universale esperienza spirituale, teologica e pastorale.
Questa lettura mette in discussione una visione utilitaristica dei sacerdoti provenienti da Africa, Asia o America Latina nelle diocesi europee e nordamericane. L’arcivescovo parla di ridistribuzione più che di semplice carenza numerica e chiede che i missionari siano accolti come portatori di doni, non come personale destinato a riempire vuoti. Allo stesso tempo insiste sulla preparazione reciproca: le comunità che ricevono e chi arriva devono entrambi formarsi all’incontro interculturale.
La reciprocità dovrà diventare pratica
Il linguaggio dello scambio di doni può correggere rapporti paternalistici, ma il valore del programma dipenderà da come verrà attuato. Sarà importante verificare se le consultazioni includeranno le Chiese locali come soggetti reali, se affronteranno discriminazioni e solitudini vissute dai missionari e se produrranno strumenti utili anche fuori dagli ambienti accademici. L’annuncio non dimostra ancora questi risultati.
La notizia resta rilevante perché un organismo della Santa Sede lega formalmente missione, sinodalità e formazione interculturale in un percorso pluriennale. Radio TV Pater distingue il progetto annunciato dai suoi esiti futuri: il convegno di Roma deve ancora iniziare e le risorse promesse dovranno essere pubblicate. Il fatto documentato oggi è il nuovo quadro pastorale, con partner, date e prodotti previsti.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
Data dei fatti: 20 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
