Il Patriarcato ecumenico ha riunito dal 5 all’8 ottobre gerarchi e studiosi per esaminare ricezione, limiti e prospettive del Santo e Grande Concilio del 2016. Il Consiglio ecumenico delle Chiese pubblica oggi le valutazioni conclusive dei propri responsabili.
Un esame a dieci anni dal Santo e Grande Concilio
Dal 5 all’8 ottobre 2026 si è svolta a Chantilly, in Francia, la conferenza scientifica internazionale «The Holy and Great Council of the Orthodox Church (2016–2026): Assessment and Prospects», organizzata dal Patriarcato ecumenico. Il programma ufficiale documenta quattro giornate di lavoro dedicate ai testi approvati a Creta nel 2016, alla loro ricezione nelle Chiese ortodosse e alle questioni che restano aperte.
Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha pubblicato oggi, 15 ottobre, un resoconto delle valutazioni maturate nell’incontro. La novità non è una nuova decisione conciliare, ma un bilancio pubblico del decennio: risultati, difficoltà di attuazione e domanda su come proseguire una prassi sinodale condivisa.
Dalla diaspora alla missione nel mondo contemporaneo
Le sessioni hanno ripreso i principali documenti del Concilio: il messaggio e l’enciclica, la diaspora ortodossa, i rapporti con il resto del mondo cristiano, l’autonomia ecclesiale, il matrimonio, il digiuno e la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Una tavola rotonda finale ha riunito, tra gli altri, l’arcivescovo Giovanni di Tirana e il metropolita Job di Pisidia.
La composizione internazionale non elimina le differenti letture interne all’Ortodossia. Proprio per questo il programma ha dato spazio sia alla memoria dell’evento del 2016 sia ai problemi di ricezione. Parlare di «bilancio ortodosso» non significa attribuire a tutte le Chiese locali una valutazione identica: il convegno esprime le analisi dei partecipanti e dell’istituzione organizzatrice.
Tradizione viva, ricezione incompleta e domanda sul prossimo concilio
Secondo la moderatrice della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, Stephanie Dietrich, il confronto ha mostrato una Chiesa radicata nella propria tradizione e insieme chiamata a rispondere a contesti nuovi. Nel resoconto odierno Dietrich segnala che i partecipanti non hanno evitato tensioni e difficoltà nell’attuazione dei testi.
Il metropolita Job di Pisidia ha indicato come risultato decisivo il fatto che il Concilio si sia effettivamente celebrato dopo un secolo di preparazione. Ha però riconosciuto che la speranza di trasformarlo in un appuntamento regolare non si è realizzata nel decennio successivo e ha posto apertamente la domanda su quando potrà essere convocato un nuovo Santo e Grande Concilio. È una valutazione del relatore, non l’annuncio di una data.
Il posto dell’ecumenismo nel lascito di Creta
Andrej Jeftić, direttore della Commissione Fede e Costituzione, ha richiamato il riconoscimento conciliare dell’impegno ortodosso nel movimento ecumenico e il riferimento al lavoro teologico del Consiglio ecumenico delle Chiese. Per Jeftić, il decennale permette di collegare la ricezione del Concilio alla domanda sull’unità visibile dei cristiani.
Il programma registra anche interventi cattolici e anglicani: il domenicano Hyacinthe Destivelle ha proposto una lettura cattolica dell’enciclica e del messaggio; Michel Fédou ha affrontato la ricezione cattolica del documento sui rapporti con il mondo cristiano; il vescovo anglicano emerito Christopher Hill ha esaminato questioni comuni. La partecipazione ecumenica è un fatto di studio e dialogo, non equivale a cancellare differenze ecclesiologiche o a stabilire una comunione non ancora raggiunta.
Una verifica che chiede continuità
Il Dicastero vaticano per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nel proprio resoconto del 9 ottobre, ha confermato l’organizzazione del Patriarcato ecumenico, la presenza di rappresentanti ortodossi e di altre tradizioni cristiane e la conclusione con la tavola rotonda dell’8 ottobre. Le fonti istituzionali convergono quindi sui fatti essenziali dell’incontro.
Resta aperta la questione più impegnativa: trasformare documenti e celebrazioni commemorative in processi ricevuti nella vita delle Chiese. Il convegno di Chantilly non risolve le tensioni dell’Ortodossia mondiale, ma le rende parte esplicita del discernimento. Il prossimo passo potrà essere valutato solo attraverso decisioni effettive delle Chiese competenti, non anticipando un consenso che oggi non è documentato.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Patriarcato ecumenico, programma ufficiale della conferenza di Chantilly, 5 ottobre 2026
- Consiglio ecumenico delle Chiese, bilancio della conferenza, 15 ottobre 2026
- Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, resoconto del 9 ottobre 2026
Data dei fatti: 8 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
