ISLAM

Nuova Delhi, sei giorni per lasciare la moschea Race Course: contestata la proprietà del terreno

L’ufficio federale considera il sito non autorizzato; imam, Jamiat Ulama-i-Hind e Delhi Waqf Board richiamano invece registri religiosi e riconoscimento storico.

Redazione Radio TV Pater Nuova Delhi, Territorio Nazionale della Capitale, India2 min di lettura
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L’ufficio federale considera il sito non autorizzato; imam, Jamiat Ulama-i-Hind e Delhi Waqf Board richiamano invece registri religiosi e riconoscimento storico.

L’avviso e l’interruzione dei servizi

La moschea Race Course di Nuova Delhi, vicina alla residenza ufficiale del primo ministro indiano, ha ricevuto il 19 ottobre un avviso di sgombero con un termine di sei giorni. Secondo le ricostruzioni concordanti di UCA News e The Wire, l’ordine proviene dal Land and Development Office federale, che considera l’occupazione del terreno non autorizzata. Il luogo di culto compare però negli elenchi di beni storici del New Delhi Municipal Council.

Il caso si è aggravato perché acqua ed elettricità sarebbero state interrotte il 7 ottobre. L’imam Maulana Mohammad Haroon, responsabile della moschea da quasi quarant’anni, ha denunciato che la privazione dei servizi spinge i fedeli ad abbandonare il sito prima che la disputa giuridica sia risolta. Queste affermazioni sono attribuite al religioso: non risultano ancora accompagnate, nelle fonti consultate, da una replica tecnica completa dell’amministrazione sui distacchi.

Due ricostruzioni sul titolo del bene

Il punto centrale è la natura del terreno. L’ufficio federale lo considera proprietà governativa; la comunità e il Delhi Waqf Board sostengono invece che moschea e cimitero adiacente siano beni waqf, cioè un patrimonio destinato stabilmente a finalità religiose e comunitarie secondo il diritto islamico. Il Waqf Board richiama un riconoscimento nella Delhi Gazette del settembre 1977 e contesta l’ordine.

Anche la Jamiat Ulama-i-Hind ha chiesto l’intervento del ministro federale per gli Affari delle minoranze, Kiren Rijiju. In un memorandum, l’organizzazione ha domandato che nessuna demolizione avvenga prima della definizione legale e che vengano acquisiti rapporti dal Waqf Board e dall’autorità municipale. La vicinanza del sito alla zona di massima sicurezza non risolve, da sola, la questione del titolo né cancella l’eventuale tutela storico-religiosa.

Una prova per libertà religiosa e stato di diritto

La controversia riguarda insieme proprietà, conservazione del patrimonio e accesso al culto. Definirla semplicemente come scontro tra induismo e islam sarebbe scorretto: il provvedimento è di un ufficio statale, mentre la contestazione viene da organismi musulmani e gestori del bene. Il nodo verificabile è se l’amministrazione abbia rispettato registri, procedure e tempi di tutela, non l’attribuzione collettiva di intenzioni a una religione o a un intero Paese.

Alla scadenza del termine occorrerà verificare eventuali ricorsi, sospensive o nuove comunicazioni governative. Le fonti disponibili non confermano una demolizione già decisa o eseguita e la redazione non la presenta come tale. Il fatto nuovo è l’avviso breve, accompagnato dalla disputa documentale e dall’allarme per i servizi essenziali: elementi sufficienti a rendere il caso rilevante per la libertà religiosa e per la protezione di un luogo di culto storico.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. UCA News, avviso alla moschea Race Course, aggiornato 22 ottobre 2026
  2. The Wire, ricostruzione dell’avviso e delle contestazioni, 20 ottobre 2026

Data dei fatti: 19 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

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