PROTESTANTESIMO

A Pretoria i 40 anni della Confessione di Belhar: unità e giustizia restano inseparabili

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese Jerry Pillay rilancia il testo nato contro l’apartheid davanti alla Comunione mondiale delle Chiese riformate.

Redazione Radio TV Pater Pretoria, Gauteng, Sudafrica2 min di lettura
Strumenti di lettura

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese Jerry Pillay rilancia il testo nato contro l’apartheid davanti alla Comunione mondiale delle Chiese riformate.

Una conferenza nel luogo d’origine

La Comunione mondiale delle Chiese riformate sta celebrando a Pretoria, in Sudafrica, il quarantesimo anniversario della Confessione di Belhar con una conferenza dal 19 al 23 ottobre. Il 22 ottobre il Consiglio ecumenico delle Chiese ha reso noto l’intervento del suo segretario generale, il pastore e teologo sudafricano Jerry Pillay. Il fatto unisce memoria ecclesiale e una presa di posizione attuale contro separazione, esclusione e ingiustizia.

Belhar nacque nel contesto dell’apartheid come giudizio teologico contro la segregazione razziale sostenuta anche da strutture ecclesiastiche. Non fu soltanto un programma politico: affermò che l’unità della Chiesa, la riconciliazione e la giustizia appartengono alla confessione della fede. Proprio questa origine conferisce all’anniversario un significato particolare nel Sudafrica che ha abolito l’apartheid ma continua a confrontarsi con disuguaglianze profonde.

Una storia non conclusa

Pillay ha sostenuto che il cammino di Belhar non può essere considerato terminato con la fine del regime segregazionista. Divisione, alienazione e ingiustizia restano presenti dentro le società e dentro le Chiese. Per il Consiglio ecumenico, la confessione è dunque una risorsa per interrogare le comunità cristiane sul rapporto tra dottrina, vita comune e responsabilità pubblica.

Il segretario generale ha anche precisato un limite importante: il Consiglio ecumenico delle Chiese non presenta Belhar come confessione formalmente adottata da tutte le proprie Chiese membro. La consonanza riguarda la visione e la responsabilità: la ricerca dell’unità visibile non può essere separata dall’opposizione a sistemi che negano dignità e partecipazione. Questa distinzione rispetta l’identità confessionale delle Chiese riformate e la natura di comunione del WCC.

Dalla memoria alla verifica concreta

Il quarantesimo anniversario obbliga a misurare la ricezione di Belhar non soltanto nei documenti, ma nelle pratiche. Le Chiese sono chiamate a chiedersi come distribuiscono autorità e risorse, quali voci restano marginali e se le loro alleanze sociali contraddicono la riconciliazione che proclamano. In questo senso, commemorare il testo significa accettare che esso giudichi anche le istituzioni che lo celebrano.

La conferenza di Pretoria non chiude il dibattito; lo riapre in una stagione nella quale razzismo, nazionalismi e disuguaglianze assumono forme nuove. La sua importanza sta nel ricordare che, nella tradizione riformata, una confessione può nascere quando una crisi storica costringe la Chiesa a dire pubblicamente che alcune separazioni non sono neutrali. L’intervento di Pillay colloca questo patrimonio dentro l’ecumenismo mondiale senza cancellarne la precisa origine sudafricana.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. Consiglio ecumenico delle Chiese, intervento di Jerry Pillay, 22 ottobre 2026

Data dei fatti: 22 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

Segnala un errore nella notizia → Torna alle notizie

Notizie correlate e precedenti