Conclusa a Balamand la sedicesima sessione del Santo Sinodo greco-ortodosso di Antiochia. I vescovi collegano la permanenza cristiana nel Medio Oriente alla sicurezza, al lavoro, alla cittadinanza comune e al dialogo fra cristiani e musulmani.
La sessione si chiude a Balamand
Il Santo Sinodo del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia ha concluso sabato 24 ottobre a Balamand, in Libano, la sua sedicesima sessione ordinaria. Nell’ultima giornata, presieduta dal patriarca Giovanni X, i vescovi hanno incontrato il vicepresidente del Parlamento libanese Elias Bou Saab, diversi deputati e il presidente dell’Università di Balamand Elias Warrak. Il confronto ha riguardato la crisi politica e sociale del Libano e la condizione delle comunità cristiane nella regione.
La conclusione costituisce uno sviluppo rispetto all’appello all’unità nazionale lanciato da Giovanni X durante la visita del 21 ottobre al palazzo presidenziale di Baabda. Il Sinodo ha trasformato quell’indicazione generale in richieste istituzionali più precise: cooperazione fra autorità religiose e responsabili politici, contrasto della violenza, monopolio statale delle armi e una magistratura indipendente e imparziale.
La presenza cristiana non dipende soltanto dalla sicurezza
I partecipanti hanno esaminato la situazione dei cristiani in Libano, Siria, Palestina, Iraq e Giordania. Secondo il resoconto della riunione, il problema non è limitato alla sicurezza militare: guerre, instabilità politica, difficoltà economiche e mancanza di mezzi di sussistenza spingono famiglie e giovani qualificati a emigrare. A ciò si aggiungono il calo delle nascite e la dispersione delle diocesi nella diaspora.
Il Sinodo non ha presentato i cristiani come un corpo estraneo agli Stati della regione. Ha insistito invece su un’identità nazionale condivisa, capace di oltrepassare le divisioni politiche e confessionali. La richiesta centrale è poter restare nei propri Paesi con dignità, lavoro e diritti, contribuendo alla vita comune insieme agli altri cittadini.
Armi allo Stato e magistratura indipendente
Per il Libano, i vescovi hanno ribadito la vocazione della Chiesa antiochena a favorire fraternità e collaborazione fra cristiani e musulmani. Hanno chiesto che le armi restino esclusivamente nelle mani dello Stato e che il Paese disponga di una magistratura giusta, indipendente e capace di proteggere sicurezza, diritti e responsabilità. Sono posizioni che entrano direttamente nel dibattito libanese sulla sovranità delle istituzioni.
Il testo non attribuisce colpe a una confessione religiosa né equipara le comunità di fede alle forze politiche o armate. La distinzione è essenziale: il Patriarcato parla come Chiesa ortodossa radicata nella regione, mentre la decisione sull’ordine pubblico appartiene alle autorità civili libanesi.
Dalla Giordania alla diaspora
La riunione si è svolta mentre le Chiese ortodosse erano scosse dall’attacco alla chiesa di San Giorgio a Hamoud, nel governatorato giordano di Karak. Il fatto, già seguito separatamente dalla redazione, rende concreto il richiamo del Sinodo alla sicurezza ma non esaurisce la sua analisi: il documento guarda anche a salari, servizi, partecipazione politica e fiducia nella giustizia.
La sessione si è chiusa con una preghiera per i fedeli del Medio Oriente e della diaspora e per quanti soffrono lutti e crisi. Sul piano della cronaca, l’elemento da verificare nei prossimi mesi sarà l’effetto politico delle richieste: il Sinodo ha formulato una posizione pubblica, ma l’attuazione dipende dalle istituzioni libanesi e dagli sviluppi regionali.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, resoconto ufficiale del quinto giorno, 24 ottobre 2026
- Orthodox Times, 24 ottobre 2026
- Elnashra, 24 ottobre 2026
Data dei fatti: 24 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
