DIALOGO INTERRELIGIOSO

A Salt Lake City comincia il Forum interreligioso 2026: fede, politiche pubbliche e bene comune

L’iniziativa dell’associazione IF20 si svolge dal 15 al 17 ottobre con rappresentanti di sette tradizioni e un’agenda su economia, energia, intelligenza artificiale, libertà religiosa e tutela dei vulnerabili. È un forum collegato al ciclo G20, non un organo governativo del G20.

Redazione Radio TV Pater 3 min di lettura
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L’iniziativa dell’associazione IF20 si svolge dal 15 al 17 ottobre con rappresentanti di sette tradizioni e un’agenda su economia, energia, intelligenza artificiale, libertà religiosa e tutela dei vulnerabili. È un forum collegato al ciclo G20, non un organo governativo del G20.

Tre giorni di lavori, con due appuntamenti pubblici nella prima giornata

Comincia oggi, 15 ottobre 2026, a Salt Lake City nello Utah l’Annual G20 Interfaith Forum, promosso dall’associazione G20 Interfaith Forum (IF20). Il programma ufficiale si estende fino al 17 ottobre e porta il titolo «Resilient Hope, Shared Future». Per la prima giornata sono annunciati due appuntamenti pubblici nello storico Tabernacle di Temple Square: nel pomeriggio locale un confronto sulla capacità di dissentire senza trasformare il conflitto politico in disprezzo, e in serata la cerimonia di apertura con un concerto del Tabernacle Choir.

Al momento della redazione gli incontri pubblici risultano ancora in programma: questo articolo riferisce l’avvio del Forum e i contenuti documentati del calendario, senza attribuire ai partecipanti interventi non ancora pronunciati né presentare come approvate raccomandazioni che saranno discusse nei giorni successivi.

Sette tradizioni sullo stesso palco, con ruoli e appartenenze distinti

Il comunicato dell’organizzazione annuncia per la cerimonia rappresentanti musulmani, cattolici, ortodossi, induisti, ebrei, anglicani e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Il segretario generale della Lega musulmana mondiale, Mohammed bin Abdulkarim Al-Issa, è indicato come relatore principale; l’arcivescovo Gabriele Caccia, nunzio apostolico negli Stati Uniti, dovrebbe portare un messaggio della Santa Sede. Sono inoltre elencati il metropolita Emmanuel di Calcedonia del Patriarcato ecumenico, la leader induista Sadhvi Bhagawati Saraswati, il rabbino Mark Dratch e Francis Kuria di Religions for Peace.

La presenza di queste persone non autorizza a trattarle come portavoce unici di intere religioni. Il programma descrive incarichi istituzionali precisi e prospettive differenti: il dato verificabile è la partecipazione annunciata dei singoli relatori e delle organizzazioni indicate, non un consenso universale delle comunità cui appartengono.

Dalle parole alle proposte su vulnerabilità e politiche pubbliche

Le sessioni del 16 e 17 ottobre affrontano quattro filoni sviluppati durante il ciclo di lavoro IF20: crescita economica orientata al bene comune, sicurezza energetica sostenibile, intelligenza artificiale e futuro umano, oltre al contributo delle religioni agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Le sessioni parallele annunciate comprendono tratta di esseri umani, prevenzione delle pandemie, libertà di religione o di credo, povertà e fame, violenza di genere, istruzione, salute mentale e risposta ai disastri.

Il filo conduttore non è la ricerca di una dottrina comune. L’organizzazione propone piuttosto di mettere in relazione esperienze maturate da istituzioni religiose — scuole, ospedali, reti umanitarie e iniziative di pace — con decisioni pubbliche che incidono sulle persone più vulnerabili. Il valore dell’incontro potrà essere giudicato sugli impegni concreti e sulle raccomandazioni finali, non sul solo elenco dei partecipanti.

Una dichiarazione ebraico-musulmana presentata come iniziativa di responsabili identificati

Nel programma del 15 ottobre è prevista anche la presentazione della Jewish–Muslim Declaration of Fraternity in Faith, descritta come il frutto di un percorso pluriennale tra responsabili ebrei e musulmani. Il testo annunciato vorrebbe superare una tolleranza puramente passiva per promuovere sostegno reciproco e azione comune, senza cancellare le differenze religiose.

È importante mantenere la giusta attribuzione: si tratta dell’iniziativa dei firmatari e delle realtà coinvolte, non di una dichiarazione emessa dall’ebraismo o dall’islam nel loro insieme. Gli eventuali contenuti definitivi e la loro ricezione dovranno essere valutati dopo la presentazione effettiva.

Il rapporto con il G20: contributo della società civile, non decisione dei governi

IF20 si riunisce ogni anno nel Paese che detiene la presidenza del G20 e dichiara di voler offrire prospettive fondate sui valori al dibattito internazionale. Il Forum di Salt Lake City, però, non è il vertice governativo del G20 e non può decidere a nome dei suoi Stati membri. Il vertice dei leader è indicato separatamente per il 14 e 15 dicembre a Miami.

Questa distinzione aiuta a leggere correttamente la notizia. Le comunità religiose possono portare conoscenza del territorio e una domanda etica sulle conseguenze delle politiche; la responsabilità delle decisioni pubbliche resta alle istituzioni competenti. Nei prossimi giorni sarà quindi rilevante verificare quali proposte misurabili emergeranno e come saranno trasmesse al processo G20.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. G20 Interfaith Forum, pagina ufficiale del Forum annuale 2026
  2. G20 Interfaith Forum, programma ufficiale 15–17 ottobre 2026
  3. G20 Interfaith Forum, comunicato sulla cerimonia di apertura, 13 ottobre 2026

Data dei fatti: 15 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

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