La nuova esortazione dell’episcopato denuncia povertà, crisi di scuola e sanità, restrizioni democratiche e lentezza sui prigionieri politici. Proposte reti di tutela, dialogo e un patto educativo.
Una diagnosi pastorale della crisi venezuelana
I vescovi del Venezuela hanno pubblicato il 23 ottobre, al termine della 126ª assemblea plenaria a Caracas, l’esortazione pastorale «Signore, nella tua luce vediamo la luce». Il testo presenta la situazione del Paese come una delle fasi più complesse della sua storia e collega la missione ecclesiale alla necessità di una ricostruzione integrale, rivolta non soltanto ai cattolici ma anche alle istituzioni pubbliche, ai responsabili sociali e alle persone di buona volontà.
Il documento elenca impoverimento generalizzato, violazioni dei diritti umani, violenza, diaspora e lentezza dei procedimenti che riguardano prigionieri politici civili e militari. La Conferenza episcopale denuncia inoltre salari insufficienti, pensioni svalutate, informalità del lavoro e gravi problemi della rete elettrica. Non presenta questi elementi come una statistica nuova, ma come un giudizio pastorale collegiale sul modo in cui la crisi incide sulla dignità delle persone e sulla vita delle famiglie.
Scuola, sanità e istituzioni democratiche
Particolare attenzione è riservata all’istruzione: stipendi molto bassi per gli insegnanti, edifici privi di servizi essenziali e abbandono scolastico sono definiti una crisi strutturale. Sul versante sanitario i vescovi segnalano carenza di materiali negli ospedali pubblici, salari insufficienti per il personale e deterioramento dell’assistenza. Precisano che l’azione caritativa della Chiesa non sostituisce l’obbligo dello Stato di garantire politiche sanitarie eque ed efficaci.
Sul piano politico, l’esortazione afferma che polarizzazione, debolezza istituzionale e limitazione delle garanzie democratiche continuano ad aggravarsi. Chiede elezioni libere e trasparenti, un Consiglio nazionale elettorale imparziale, un Tribunale supremo indipendente, rispetto del giusto processo e fine delle interdizioni politiche. Registra anche alcuni segnali positivi, fra cui liberazioni di detenuti, maggiore libertà per i mezzi di comunicazione e la solidarietà seguita ai recenti terremoti, senza considerarli sufficienti a ristabilire pienamente i diritti.
Otto linee di azione e un appello a non cedere
La parte propositiva invita a rafforzare nelle diocesi i vicariati per i diritti umani e le reti capaci di offrire assistenza giuridica, morale e psicologica alle vittime e alle famiglie dei prigionieri. Domanda un accordo nazionale fondato su verità, perdono, giustizia e riconciliazione, la revoca delle norme che limitano il lavoro delle organizzazioni non governative e spazi parrocchiali di ascolto e dialogo per la pace sociale.
I vescovi propongono inoltre un patto educativo nazionale, la dignità del lavoro docente e il potenziamento della rete di Cáritas, dei servizi sanitari, delle mense comunitarie e dell’aiuto a bambini malnutriti e anziani. Il testo si conclude con l’invito a non arrendersi e a costruire un piano nazionale democratico ed etico. È un intervento ecclesiale esplicito su diritti e istituzioni: le richieste politiche sono attribuite all’episcopato e non sostituiscono la verifica indipendente delle singole denunce.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Conferenza episcopale venezuelana, esortazione pastorale integrale, 23 ottobre 2026
- Conferenza episcopale venezuelana, presentazione ufficiale, 23 ottobre 2026
- Vatican News, ricostruzione del documento, 24 ottobre 2026
- EWTN Noticias, sintesi e conferenza stampa, 24 ottobre 2026
Data dei fatti: 23 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
