Il Coordinamento austriaco celebra dal 1956 ascolto, memoria e azione comune. Il rabbino capo Jaron Engelmayer indica tre priorità per i prossimi venticinque anni.
Dal dopoguerra al presente: un anniversario con responsabilità pubblica
Il Comitato di coordinamento per la cooperazione cristiano-ebraica ha celebrato il 19 ottobre nel municipio di Vienna settant’anni di attività. Nato nel 1956 nell’ambito di Pax Christi e divenuto poi un organismo ecumenico autonomo, è la più antica struttura austriaca stabilmente dedicata alla relazione fra cristiani ed ebrei. L’incontro, intitolato «70 anni in dialogo», ha riunito memoria storica, ascolto reciproco e responsabilità per il futuro.
Il motto scelto — ascoltare, ricordare, agire — impedisce di trattare la ricorrenza come un semplice anniversario associativo. Nel contesto austriaco la cooperazione riguarda la conoscenza dell’ebraismo, la revisione delle radici cristiane dell’antigiudaismo, la memoria della Shoah e il contrasto all’antisemitismo. Il comitato non parla a nome dell’intero ebraismo né dell’insieme delle Chiese: offre però uno spazio duraturo in cui rappresentanti e studiosi possono costruire fiducia e iniziative comuni.
Le tre priorità indicate dal rabbino capo Engelmayer
Nel messaggio per la celebrazione, il rabbino capo di Vienna Jaron Engelmayer ha formulato tre auspici per i prossimi venticinque anni. Il primo è conservare il rispetto sensibile per la religione dell’altro, approfondendo sia ciò che unisce sia ciò che distingue. Il secondo è ampliare la diffusione dei messaggi comuni nella società, così che tolleranza e rispetto non restino confinati ai gruppi già impegnati nel dialogo. Il terzo è tenere insieme attualità, rilevanza sociale, qualità accademica e profondità religiosa.
Sono indicazioni operative, non un bilancio autocelebrativo. Chiedono di misurare il dialogo anche dalla capacità di raggiungere giovani, scuole e comunità locali. La presidente Regina Polak ha più volte collegato questa missione al riemergere dell’antisemitismo dopo il 7 ottobre 2023, insistendo sulla necessità che le Chiese rivedano criticamente linguaggi e strategie.
Conoscenza e relazione come antidoto alla semplificazione
La traiettoria del comitato mostra che il dialogo religioso non consiste nel cancellare le differenze o nel trasferire su un’intera comunità le opinioni di un singolo interlocutore. Esige studio delle tradizioni, relazioni personali e attenzione alle conseguenze pubbliche delle parole. In questo senso l’anniversario viennese offre una notizia concreta: un’istituzione nata nel dopoguerra rinnova il proprio mandato quando l’ostilità antiebraica torna visibile anche in ambienti che si ritenevano immuni.
Il lavoro futuro potrà essere verificato dalla continuità dei programmi educativi, dalla partecipazione delle nuove generazioni e dalla capacità di reagire insieme a episodi di odio. La memoria resta indispensabile, ma il programma celebrato a Vienna le affianca l’azione: assumere responsabilità nel presente, senza confondere l’ebraismo con le decisioni di uno Stato e senza ridurre la cooperazione a dichiarazioni episodiche.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Comitato di coordinamento per la cooperazione cristiano-ebraica, pagina ufficiale «70 Jahre im Dialog», consultata il 20 ottobre 2026
- Erzdiözese Wien, programma del 70º anniversario, ottobre 2026
- Kathpress, «Jubiläum: 70 Jahre christlich-jüdische Zusammenarbeit in Österreich», 16 settembre 2026
Data dei fatti: 19 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
