L'Imitazione di Cristo · Libro Quarto
Capitolo 3
Come sia utile comunicarsi spesso
1. PAROLE DEL DISCEPOLO. Ecco, io vengo a te, Signore, perché dal tuo dono me ne venga un bene e per rallegrarmi alla tua santa mensa, «che tu, Dio, nella tua bontà, hai preparato al povero» (Sal. LXVII, 11). Ecco, in te è tutto quello che io posso e debbo desiderare; tu sei la mia salvezza e la mia redenzione, la mia speranza e la mia forza, il mio onore e la mia gloria. Oggi, perciò, «rallegra l’anima del tuo servo, Signore» Gesù, «perché a te ho innalzato l’anima mia» (Sal. LXXXV, 4). Io desidero riceverti ora devotamente e con riverenza; desidero introdurti nella mia casa, così da meritare d’esser benedetto da te come Zaccheo, ed essere annoverato tra i figli di Abramo. L’anima mia desidera ardentemente il tuo Corpo ed il mio cuore desidera d’essere unito a te.
2. Dammi me stesso, e mi basta. Poiché senza di te, non c’è consolazione che abbia valore. Io non posso stare senza di te e non sono capace di vivere senza che tu mi visiti. Occorre quindi che io mi accosti spesso a te, e ti riceva come rimedio per la mia salute, perché non mi manchino le forze durante il cammino, se dovessi rimaner privo di questo celeste alimento. Così, infatti, hai detto una volta tu stesso, Gesù misericordiosissimo, quando predicavi alle genti e ne curavi le diverse infermità: «Non voglio mandarli a casa loro digiuni, perché non si sentano mancare le forze per la strada» (Matt., XV, 32). Comportati, dunque, con me allo stesso modo, tu che hai lasciato te stesso nel sacramento, per la consolazione dei tuoi fedeli. Tu sei, infatti, il soave ristoro dell’anima; e chi ti avrà ricevuto degnamente sarà partecipe ed erede della gloria eterna. A me, che così spesso cado e pecco, che così presto m’intorpidisco e vengo meno, è tanto necessario che mi rinnovi, mi purifichi e riaccenda il mio fervore con frequenti preghiere e confessioni, ed anche con la sacra comunione del tuo Corpo, perché non mi accada, astenendomene a lungo, di desistere dai miei santi propositi.
3. Difatti, i sensi dell’uomo sono inclini al male sin dalla sua adolescenza (cfr. Gen., VIII, 21), e, se una medicina divina non lo soccorre, l’uomo scivola presto in mali peggiori. La santa comunione ci distoglie, dunque, dal male e ci rende forti nel bene. Se, difatti, sono così spesso negligente e tiepido quando mi comunico o celebro, che cosa accadrebbe se non mi servissi di questo rimedio e non cercassi un aiuto così grande? Ed anche se non tutti i giorni io mi senta preparato o ben disposto per celebrare, farò in modo, nondimeno, di ricevere, al momento opportuno, i divini misteri e rendermi partecipe di una grazia così grande. È questa, infatti, l’unica importante consolazione dell’anima fedele, fin tanto che prosegue, lontana da te, il suo pellegrinaggio nel suo corpo mortale: che si ricordi più spesso del suo Dio e riceva il suo diletto con animo devoto.
4. O meravigliosa degnazione della tua pietà verso di noi, che tu, Signore Iddio, creatore e vivificatore di tutti gli spiriti, ti degni di venire in quest’anima poveretta per saziare la sua fame con tutta la tua divinità e tutta la tua umanità! O felice la mente, e beata l’anima che merita di ricevere con devozione te, Signore Dio suo, ed esser colmata, nell’accoglierti, di gioia spirituale. Che grande Signore riceve, che amato ospite accoglie, che allegro compagno prende con sé, che amico fedele si sceglie, a che sposo nobile e bello si unisce, degno d’essere amato al di sopra di tutte le persone care ed al di sopra di tutte le cose desiderabili! Tacciano davanti a te, dolcissimo mio diletto, il cielo e la terra ed ogni loro ornamento; perché quanto c’è, in loro, di lodevole e bello, è tutto degnazione della tua generosità, né mai essi raggiungeranno lo splendore del tuo nome, la cui «sapienza non conosce misura» (Sal. CXLVI, 5).
