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India, la Corte suprema: lo Stato custodisce i beni dei templi, non ne è proprietario

Annullata la donazione di un terreno del tempio Nagapalayam Mariamman-Ponnachiamman al governo del Tamil Nadu; resta un affitto più alto per l’ufficio pubblico già costruito.

Redazione Radio TV Pater Kodumudi, Tamil Nadu, India2 min di lettura
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Annullata la donazione di un terreno del tempio Nagapalayam Mariamman-Ponnachiamman al governo del Tamil Nadu; resta un affitto più alto per l’ufficio pubblico già costruito.

La donazione è nulla

La Corte suprema dell’India ha stabilito il 16 ottobre che un bene appartenente a un tempio non può essere acquisito gratuitamente dallo Stato attraverso un atto di donazione firmato da un amministratore temporaneo. La controversia riguardava un acro e dieci centesimi di terreno del tempio Nagapalayam Mariamman-Ponnachiamman, nel villaggio di Kodumudi, distretto di Erode, Tamil Nadu.

Nel 2017 il terreno era stato trasferito al governo statale per costruire un ufficio amministrativo taluk. La Corte ha dichiarato nullo l’atto in base alla sezione 41 della legge del Tamil Nadu sugli enti religiosi e caritativi hindu del 1959. Ha precisato che la regolazione pubblica dell’amministrazione non trasforma lo Stato nel proprietario dei beni consacrati.

Custodia, fiducia e interesse del tempio

I giudici P. S. Narasimha e Alok Aradhe hanno affermato che terreni, edifici, gioielli e offerte affidati nei secoli alle istituzioni religiose restano vincolati alla divinità e alla comunità dei fedeli. Trustee, funzionari e autorità li amministrano fiduciariamente; non possono disporne secondo convenienza amministrativa, anche quando lo scopo pubblico invocato è in sé legittimo.

La sentenza corregge una decisione dell’Alta Corte di Madras del 2019, che aveva lasciato efficace il trasferimento. La Corte suprema ha rilevato che per i beni inam — concessi storicamente a fini religiosi o caritativi — la donazione è nulla fin dall’origine e non può essere sanata dopo. Lo Stato è custode e regolatore, non beneficiario libero del patrimonio templare.

L’ufficio resta, ma paga di più

La Corte ha tuttavia evitato di demolire o sgomberare l’ufficio già costruito con fondi pubblici. Ha mantenuto il rapporto di locazione, alzando il canone mensile da 13.235 a 31.000 rupie con effetto dall’8 marzo 2019. Ha inoltre ordinato il pagamento degli arretrati e di 100 mila rupie di spese al tempio; il canone dovrà essere rivalutato ogni tre anni.

La soluzione distingue la nullità della donazione dalla gestione delle conseguenze concrete. Non elimina il dibattito più ampio sul controllo statale dei templi hindu, oggetto di altri ricorsi, ma stabilisce un principio rilevante per la tutela patrimoniale. Si collega alle recenti cronache su Somnath e Khajuraho, pur riguardando una questione diversa: la titolarità fiduciaria dei beni religiosi.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. Hindustan Times, testo e conseguenze della sentenza, 20 ottobre 2026
  2. The New Indian Express, decisione della Corte suprema, 16 ottobre 2026
  3. LiveLaw, scheda della decisione K. Ramalingam v. Commissioner, 2026 INSC 1144

Data dei fatti: 16 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

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