La Corte ha respinto il ricorso del cristiano Qaisar Ayub in un procedimento per contenuti online ritenuti blasfemi e ha assolto Amoon Ayub per insufficienza di prove. Le organizzazioni che lo assistono contestano l’affidabilità dell’impianto digitale e preparano nuovi rimedi legali.
Due esiti diversi davanti alla Corte Suprema
La Corte Suprema del Pakistan ha respinto il 7 ottobre il ricorso di Qaisar Ayub, il cui nome viene trascritto anche come Qaiser, lasciando in vigore la condanna a morte emessa in un procedimento per blasfemia legato a contenuti pubblicati online. Nello stesso giudizio il fratello Amoon Ayub è stato assolto per insufficienza di prove. La decisione distinta per i due imputati è un elemento essenziale: non è corretto riferire che la Corte abbia confermato entrambe le condanne.
La stampa pakistana ha riferito l’esito della sentenza; Christian Legal Aid Assistance and Settlement, che segue il caso, ha comunicato che valuterà gli ulteriori strumenti giuridici disponibili per Qaisar. La conferma della pena non equivale a un’esecuzione immediata: il procedimento può ancora comprendere domande di revisione e altre iniziative previste dall’ordinamento. Radio TV Pater non attribuisce alla Corte motivazioni diverse da quelle rese note dalle fonti citate.
Un procedimento nato da accuse su un sito internet
Il caso risale ad accuse formulate nel 2011 per materiale apparso su un sito web. Secondo la ricostruzione di CLAAS, Qaisar ha sostenuto che il sito non fosse più sotto il suo controllo dal 2009. I due fratelli furono arrestati negli anni successivi e condannati a morte nel 2018; l’Alta Corte di Lahore confermò le sentenze nel 2022. Queste date mostrano la lunga durata del procedimento e il ruolo centrale attribuito alle prove digitali.
La difesa e le organizzazioni per la libertà religiosa contestano l’affidabilità di tali prove e la possibilità di dimostrare con certezza chi avesse effettivamente pubblicato il materiale. Sono argomenti della difesa, non conclusioni giudiziarie accertate. La Corte, confermando la condanna di Qaisar e annullando quella di Amoon, ha invece differenziato la posizione dei fratelli alla luce del fascicolo sottoposto al suo esame.
Le preoccupazioni sul diritto alla difesa
Il caso richiama l’attenzione internazionale sull’applicazione delle norme pakistane contro la blasfemia. La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale include Qaisar Ayub nel proprio database dei detenuti per ragioni di libertà di religione o di credo. Questa classificazione esprime la valutazione dell’organismo statunitense; non rappresenta una decisione di un tribunale pakistano.
CLAAS-UK ha chiesto protezione per l’imputato, un esame rigoroso delle prove e riforme capaci di impedire abusi. Anche queste sono richieste dell’organizzazione, che non parla a nome di tutti i cristiani del Pakistan. Il comunicato più recente di CLAAS colloca Qaisar nel carcere di Sahiwal, mentre il database USCIRF indica ancora il District Jail di Jhelum: la discrepanza può dipendere da un trasferimento o da un aggiornamento non allineato e viene registrata senza scegliere arbitrariamente una localizzazione.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- The News International, «SC upholds death sentence in blasphemy case», ottobre 2026
- Pakistan Christian Post, comunicato CLAAS-UK sul caso Qaiser Ayub, 16 ottobre 2026
- USCIRF, profilo di Qaisar Ayub nel Freedom of Religion or Belief Victims List
Data dei fatti: 7 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
