Il nuovo comunicato collegiale dei patriarchi e dei capi delle Chiese di Gerusalemme amplia la denuncia del 17 ottobre e chiede protezione per residenti, lavoratori della raccolta delle olive e visitatori.
Il fatto nuovo dopo l’aggressione del 17 ottobre
I patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme hanno trasformato in una presa di posizione collegiale la denuncia dell’attacco avvenuto il 17 ottobre a Taybeh. Nel comunicato datato 19 ottobre, pubblicato il giorno successivo dal Patriarcato latino, condannano l’azione compiuta da persone mascherate contro abitanti del villaggio cristiano durante la raccolta delle olive e contro ospiti stranieri presenti in una visita di solidarietà.
Radio TV Pater aveva già riferito l’aggressione alla delegazione europea e la minaccia subita anche dall’arcivescovo di Cambrai. Il fatto nuovo è la risposta comune delle Chiese, accompagnata da due sviluppi: il riconoscimento degli arresti eseguiti dalla polizia israeliana e la richiesta che l’azione giudiziaria non resti episodica. Questo articolo non riscrive il precedente né attribuisce responsabilità penali individuali non accertate.
I leader cristiani ringraziano il presidente israeliano Isaac Herzog per la condanna dell’attacco e prendono atto dell’intervento della polizia. Allo stesso tempo affermano che l’impunità continua ad alimentare le aggressioni e chiedono che i responsabili siano portati davanti alla giustizia.
La raccolta delle olive al centro della tensione
Il comunicato colloca l’episodio nel periodo della raccolta delle olive, un’attività essenziale per il reddito di molte famiglie palestinesi e per il loro legame storico con i terreni. Secondo i capi delle Chiese, gli attacchi contro villaggi della Cisgiordania si sono intensificati proprio mentre le famiglie tornano nei campi.
Un passaggio delicato riguarda una recente pronuncia religiosa presentata nel testo come autorizzazione a prendere le olive dei palestinesi. I firmatari la definiscono infondata, pericolosa e inaccettabile, ma riconoscono esplicitamente che diversi rabbini e altre voci ebraiche l’hanno respinta. Questa precisazione impedisce di trasformare la critica a una singola pronuncia in un’accusa all’ebraismo o alle comunità ebraiche nel loro insieme.
La dichiarazione proviene dalle autorità cristiane locali e descrive la loro valutazione degli avvenimenti. Le indagini e l’accertamento delle singole responsabilità spettano alle autorità competenti; il comunicato non costituisce una sentenza.
Proteggere le persone e la presenza cristiana
I patriarchi chiedono alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi per proteggere la popolazione di Taybeh, gli altri abitanti della Cisgiordania e chi visita le aree colpite per manifestare solidarietà. Rinnovano inoltre il sostegno alle chiese del villaggio e collegano la sicurezza quotidiana alla possibilità di conservare una presenza cristiana viva nella Terra Santa.
La richiesta non riguarda soltanto edifici o luoghi di culto. Comprende l’accesso ai terreni, il lavoro, la libertà di movimento e la possibilità per le famiglie di restare nella propria comunità. Il comunicato conclude con una preghiera per la sicurezza, la giustizia e la pace di tutti gli abitanti della Terra Santa, senza distinguere il valore delle vite in base all’appartenenza religiosa o nazionale.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Patriarcato latino di Gerusalemme, comunicato dei patriarchi e capi delle Chiese del 19 ottobre 2026
Data dei fatti: 19 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
