CHIESA NEL MONDO

Ucraina, il nunzio racconta la rete cattolica: cento cappellani e aiuti oltre un miliardo di euro

In una conferenza del 15 ottobre, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas ha descritto presenza pastorale, assistenza umanitaria e disponibilità diplomatica della Santa Sede. Le cifre sono attribuite al nunzio e non costituiscono un rendiconto verificato indipendentemente.

Redazione Radio TV Pater 2 min di lettura
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In una conferenza del 15 ottobre, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas ha descritto presenza pastorale, assistenza umanitaria e disponibilità diplomatica della Santa Sede. Le cifre sono attribuite al nunzio e non costituiscono un rendiconto verificato indipendentemente.

Presenza e speranza in una zona di guerra

Essere presenti e impedire che la disperazione diventi l’ultima parola: sono i due compiti indicati per la Chiesa cattolica in Ucraina dal nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas. L’arcivescovo è intervenuto il 15 ottobre 2026 a una conferenza online dell’Università Niccolò Cusano dedicata a geopolitica, diplomazia e cooperazione. Vatican News ha pubblicato un resoconto ampio delle sue dichiarazioni.

Kulbokas ha parlato di circa cento cappellani militari impegnati al fronte. La loro funzione, secondo il nunzio, non consiste nel giustificare la guerra, ma nello stare accanto a chi soffre e nell’offrire sostegno spirituale. Il numero e l’interpretazione sono affermazioni dell’arcivescovo riferite durante l’incontro; non vanno trasformate in una statistica indipendente o in una posizione attribuita a tutte le Chiese presenti nel Paese.

Una rete internazionale per cibo, acqua, rifugi e riabilitazione

Il nunzio ha descritto una Chiesa cattolica minoritaria ma radicata. Ha stimato in circa quattro milioni i cattolici presenti nei territori non occupati e ha ricordato la pluralità delle tradizioni: greco-cattolici, latini ed eparchia bizantina di Mukachevo. Ha inoltre riconosciuto l’attività di comunità ortodosse e protestanti, senza confonderle con la struttura cattolica.

Quanto all’assistenza, Kulbokas ha dichiarato che la rete con la Chiesa universale ha permesso di distribuire più di un miliardo di euro in aiuti. Le attività citate comprendono cibo, acqua, rifugi, sostegno agli sfollati e riabilitazione psicologica. La cifra è rilevante, ma la fonte disponibile è la dichiarazione del nunzio: in assenza di un bilancio unico allegato, è corretto riportarla come sua stima e non come un dato contabile autonomamente certificato.

La Santa Sede mantiene aperti i contatti

Sul piano diplomatico, l’arcivescovo ha richiamato la recente visita a Mosca del segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, Paul Richard Gallagher. Ne ha offerto una lettura prudente: la Santa Sede segnala di essere disponibile a contatti con tutte le parti, compresa quella che il nunzio definisce l’aggressore, qualora in futuro si apra uno spazio utile.

Non è l’annuncio di un negoziato imminente né di una mediazione già accettata. È la conferma di una disponibilità e di un lavoro di presenza, mentre i bombardamenti e le conseguenze umanitarie continuano. La distinzione è essenziale: la notizia documenta ciò che la Chiesa sta facendo e ciò che il rappresentante pontificio dichiara possibile, senza anticipare risultati politici che non esistono.

Fonti e documentazione

Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.

  1. Vatican News, Il nunzio in Ucraina: qui la Chiesa è baluardo di speranza, 15 ottobre 2026

Data dei fatti: 15 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .

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