Desiderare il bene di una persona non significa conoscere già tutte le sue scelte. In famiglia questa distinzione è faticosa: abbiamo una storia comune, conosciamo le fragilità degli altri e vorremmo risparmiar loro ogni inciampo. La preoccupazione può così diventare controllo.
Pregare per un figlio, un genitore o il proprio coniuge può cominciare da una domanda rivolta a noi stessi: quale parte della mia attesa viene dall’amore e quale dalla paura? Non serve rispondere subito. Basta lasciare che la domanda renda meno rigide le nostre parole.
La libertà non cancella la responsabilità. Si possono esprimere preoccupazioni, stabilire confini e cercare un confronto. Ma l’altro rimane una persona da incontrare, non un progetto da realizzare. Oggi prova ad ascoltare una risposta fino alla fine, senza preparare già la tua replica.
