Il lavoro può dare forma ai talenti e contribuire al bene comune. Può anche diventare il luogo in cui cerchiamo una conferma continua del nostro valore. Quando ogni risultato apre soltanto una nuova richiesta, fermarsi sembra una colpa.
La dignità di una persona non nasce dalla sua produttività. Questo vale per chi ha successo, per chi è senza occupazione e per chi svolge una cura che non compare in nessun contratto. Uno sguardo cristiano sul lavoro comincia dal riconoscimento della persona.
La preghiera può aiutare a rileggere il modo in cui abitiamo gli impegni: stiamo servendo un bene o inseguendo un’approvazione impossibile? C’è qualcuno che non vediamo più dietro un compito? Riconoscere un limite, distribuire una responsabilità e difendere un tempo di riposo possono essere scelte di giustizia, non segni di scarso impegno.
