Preghiera per i defunti e nel lutto
Preghiera per i defunti e nel lutto. Una proposta originale di preghiera personale e passi concreti per il quotidiano.
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Una presenza paziente accanto a chi vive la perdita di una persona cara.
Nella Giornata mondiale contro la pena di morte, il Papa ribadisce che la tutela della società e le esigenze della giustizia non richiedono l’esecuzione del colpevole.
Durante la Baby Loss Awareness Week, dal 9 al 15 ottobre, i responsabili episcopali per la vita e la famiglia invitano parrocchie e comunità a offrire ascolto, preghiera e sostegno concreto.

In un breve filmato d'archivio, Natuzza Evolo risponde alla domanda sulla paura della morte confidando la propria gioia nell'unione con Gesù e spiega come accoglie i fedeli nonostante la malattia.

Tavola rotonda commemorativa organizzata nel santuario della Scala Santa a Roma per il trentesimo anniversario della morte di Padre Candido Amantini, religioso passionista ed esorcista. Intervengono Padre Massimo Parisi, postulatore generale della congregazione; Padre Francesco Bamonte, presidente dell'Associazione Internazionale Esorcisti (AIE); e Padre Ottaviano Degidio, già superiore generale dei Passionisti e testimone diretto della vita di Padre Candido. Vengono ripercorsi il profilo spirituale del Servo di Dio, il suo ruolo di maestro di Don Gabriele Amorth, la nascita dell'AIE e le tappe della causa di canonizzazione.
Riflessione esegetica originale sul pianto di Rachele, sulla violenza che ferisce le famiglie e su una speranza cristiana che non cancella il lutto.
Affidiamo al Signore le persone care che sono morte.
Preghiera originale per le vittime dei delitti, le loro famiglie, i condannati, il personale penitenziario e quanti sono chiamati a proteggere la società.
Preghiera originale per genitori e familiari colpiti dal lutto prima, durante o dopo la nascita, e per le comunità chiamate ad accompagnarli.
Affidare una persona amata alla misericordia di Dio, lasciando spazio al dolore.
La fonte presenta in greco i sedici capitoli della Didaché dei Dodici Apostoli, un insegnamento che unisce condotta morale, preghiera, celebrazione e organizzazione comunitaria. Il percorso si apre con il contrasto tra la via della vita e quella della morte: amore di Dio e del prossimo, generosità, mitezza e coerenza sono contrapposti a violenza, inganno, idolatria e indifferenza verso i poveri. Seguono indicazioni sul battesimo, sul digiuno, sul Padre nostro e sulle preghiere di ringraziamento per il calice e il pane. Una sezione articolata disciplina l’accoglienza di apostoli, profeti, maestri e viaggiatori, distinguendo il servizio autentico dall’abuso dell’ospitalità e dall’interesse economico. Gli ultimi capitoli collegano assemblea domenicale, riconciliazione, scelta di vescovi e diaconi e vigilanza nell’attesa del Signore. La lettura permette di osservare come il documento intrecci fede professata e comportamenti concreti. La pagina non fornisce una datazione, un autore identificabile o un apparato critico; le sue prescrizioni richiedono quindi una lettura contestuale e teologicamente attenta.
Il documento propone un itinerario cristiano sul problema del male e sulla domanda rivolta a Dio da chi soffre. Proveniente da Equipes libanesi, nasce nel contesto di lutti personali, dello tsunami ricordato nell’introduzione e degli avvenimenti del Libano del luglio 2006; la traduzione italiana è datata settembre 2008. Nove capitoli, accompagnati da preghiere e domande per il confronto, conducono dalle diverse forme del dolore alla contemplazione di Gesù crocifisso e risorto, quindi alla responsabilità personale, alla solidarietà e alla testimonianza della gioia. La tesi centrale è che la fede non offra una spiegazione risolutiva della sofferenza, ma riconosca una presenza d’amore capace di accompagnarla e trasformare la risposta umana. Il testo valorizza ascolto, compassione e vita comunitaria, soprattutto delle coppie. Richiede tuttavia una lettura redazionalmente accompagnata: contiene formulazioni teologiche radicali, riferimenti biblici imprecisi e passaggi su depressione, tristezza e ricorso ai terapeuti che rischiano di confondere l’esortazione spirituale con il giudizio sulla fragilità psicologica.
Il primo libro delle Confessioni, attribuito nella pagina ad Aurelius Augustinus, intreccia preghiera, ricostruzione autobiografica e riflessione morale. L’apertura presenta il desiderio umano di trovare riposo in Dio e interroga il rapporto tra fede, invocazione e conoscenza. Il racconto passa quindi all’infanzia, ricostruita attraverso testimonianze e osservazione di altri bambini, e alla fanciullezza ricordata direttamente: apprendimento del linguaggio, scuola, giochi, punizioni e prime esperienze religiose. Agostino riconosce il valore delle capacità ricevute, ma esamina anche gelosia, disobbedienza, menzogna e ricerca della superiorità. Particolare rilievo assumono il battesimo richiesto durante una malattia e poi rinviato, la critica degli insegnamenti letterari moralmente ambigui e il contrasto tra correttezza grammaticale e rettitudine della condotta. Il libro non respinge il sapere linguistico: ne domanda un orientamento diverso. La conclusione ringrazia Dio per i beni dell’esistenza e individua il disordine nella ricerca di piacere, grandezza e verità nelle creature senza riferirli al Creatore.
Il documento propone una riflessione sulla fede attraverso tre dimensioni complementari: vedere, camminare e vivere la fraternità. Preparato per un’uscita con gli educatori alla fede a Carbonara, il 24 settembre 2016, utilizza passi biblici e domande per il confronto personale e comunitario. La prima parte presenta la fede come relazione concreta con Gesù Cristo, memoria dell’incontro che orienta la vita e partecipazione alla sua vita attraverso il battesimo. La seconda insiste sulla necessità di coltivare il credere: perseveranza, discernimento delle mentalità dominanti e testimonianza nelle scelte quotidiane. La terza sviluppa l’appartenenza alla comunità, collegandola alla comunione trinitaria, all’eucaristia domenicale e alla sinodalità. Una mappa conclusiva traduce la fraternità in atteggiamenti di attenzione ai poveri, ricerca del bene comune e gestione dei conflitti. Il testo ha un’impostazione pastorale e formativa, non specialistica; alcune formulazioni esegetiche e attribuzioni richiedono attenzione redazionale.
La Scala Santa A Roma non c’è pellegrino che non visiti il Santuario Pontificio della Scala Santa: tra i più noti ed illustri del mondo cattolico. Sorge presso la Basilica di S. Giovanni in Laterano e custodisce la preziosa cappella dei Papi detta Sancta Sanctorum, ove si venera l’immagine del SS. Salvatore. Secondo un’antica tradizione cristiana l’imperatrice S. Elena nel 326 fece trasportare a Roma dal pretorio di Pilato in Gerusalemme la Scala più volte salita da Gesù il giorno della sua condanna a morte. Per questo fu chiamata Scala Pilati o Scala Sancta. La Scala Santa deve il suo nome ai 28 gradini che conducono alla cappella e che si salgono in ginocchio per venerazione alla Passione di Gesù. Pio IX (1846 1878) ne curò i restauri e promosse il culto della grande reliquia costruendo l’attiguo convento, che il 24 febbraio 1853 affidò ai religiosi Passionisti.

Il docente dell'Istituto Teologico Marchigiano analizza l'incontro tra il cristianesimo e l'ambiente storico-culturale greco-romano dei primi secoli. Vengono esaminate l'influenza della filosofia ellenistica (in particolare dello stoicismo e di autori come Seneca), i punti di contatto e le radicali differenze con la mentalità cristiana, oltre alle testimonianze degli scrittori pagani (Plinio il Giovane, Tacito, Svetonio e alcuni filosofi) che consideravano i cristiani una "superstitio" e mostravano stupore per il loro contegno eroico di fronte alla morte.
Preghiera di papa Leone XIII a san Giuseppe, tradizionalmente recitata dopo il Rosario nel mese di ottobre.
La Segreteria di Stato ribadisce che, oltre agli ordini pontifici, riconosce soltanto l’Ordine di Malta e l’Ordine del Santo Sepolcro. Nessun valore ai diplomi di sodalizi non riconosciuti.

Il video presenta sette ragioni per pregare il Santo Rosario, prendendo spunto dalle parole e dai temi contenuti nella preghiera dell'Ave Maria. Viene evidenziato come il Rosario aiuti a scoprire la gioia nascosta, a ricordare che Dio è sempre con noi, a ricevere la benedizione divina, a incontrare Gesù come centro dei misteri, a comprendere la chiamata alla santità, a santificare il presente («adesso») e ad affrontare con speranza cristiana il momento della morte.