Nel Primo Comitato dell’Assemblea generale, l’arcivescovo Christophe El Kassis chiede progressi verificabili verso il disarmo e avverte sui pericoli delle tecnologie emergenti nei sistemi nucleari.
Un sistema di sicurezza fondato sulla minaccia
Alla sede delle Nazioni Unite di New York la Santa Sede ha chiesto agli Stati dotati di armi nucleari di trasformare gli impegni già assunti in passi concreti e verificabili verso il disarmo. L’intervento, pronunciato il 19 ottobre dall’arcivescovo Christophe Zakhia El Kassis, osservatore permanente presso l’ONU, si è svolto durante il dibattito tematico sulle armi nucleari del Primo Comitato dell’81ª Assemblea generale.
Il testo parte da un dato politico: gli arsenali vengono modernizzati ed espansi mentre la deterrenza continua a occupare un posto centrale nelle dottrine di sicurezza. Per la delegazione vaticana questa tendenza non stabilizza il mondo. Al contrario, mantiene la pace dipendente dalla possibilità credibile di una distruzione catastrofica e lascia popoli e generazioni future esposti a conseguenze umanitarie e ambientali che non rispettano confini nazionali.
La posizione non introduce un giudizio tecnico sui singoli arsenali né attribuisce intenzioni a uno Stato specifico. Formula invece una contestazione morale e diplomatica del principio secondo cui la sicurezza debba poggiare indefinitamente sulla minaccia dell’uso delle armi nucleari.
Tecnologie emergenti e responsabilità umana
Un passaggio nuovo e particolarmente rilevante riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale e di altre tecnologie emergenti nei sistemi nucleari. La Santa Sede avverte che questi strumenti possono influire sulle condizioni in cui vengono prese decisioni dalle conseguenze estreme. Per questo domanda che il controllo e il giudizio umano rimangano effettivi, consapevoli e responsabili.
L’osservazione si collega alla linea già espressa dal magistero sull’uso militare dell’IA, ma qui viene applicata direttamente alla catena decisionale nucleare. Non si tratta di sostenere che una macchina abbia già autonomia nel lancio di un’arma; il documento segnala il rischio che sistemi automatizzati, analisi algoritmiche o tempi di risposta compressi riducano lo spazio del discernimento umano e aumentino la possibilità di errore o escalation.
Gli strumenti indicati dalla delegazione vaticana
Come percorso operativo, l’intervento richiama l’articolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare e chiede agli Stati nucleari progressi in buona fede. Conferma inoltre il sostegno della Santa Sede al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, in vista della sua prima Conferenza di revisione, e sollecita gli Stati che non vi hanno ancora aderito a firmarlo o ratificarlo.
La delegazione rinnova anche l’appello perché entri in vigore il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari e perché siano conservate le moratorie esistenti. La riduzione del rischio resta necessaria, precisa il testo, ma non può diventare un sostituto permanente del disarmo. Il punto centrale è che il deterioramento della sicurezza internazionale non rende meno urgente l’eliminazione delle armi nucleari: rende più pericoloso rinviarla.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
Data dei fatti: 19 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
