Il Dicastero per la Dottrina della Fede chiede di riportare il kerygma al centro e di non concentrare la pastorale soltanto sulla catechesi di bambini e adolescenti.
Un documento per il cambiamento d’epoca
Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato il 22 ottobre «Venite ad me. Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d’epoca». Il testo parte da una constatazione pastorale: in società segnate da secolarizzazione, mobilità e nuovi ecosistemi culturali, non si può più presumere che la fede venga trasmessa automaticamente nella famiglia o nell’ambiente sociale. Il documento non propone una semplice tecnica di comunicazione, ma invita a ripensare il soggetto e il contenuto dell’annuncio cristiano.
La priorità indicata è il kerygma, cioè il primo annuncio della persona di Gesù Cristo, della sua morte e risurrezione e della sua presenza nella vita dei credenti. La Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso il testo integrale in italiano, inglese e spagnolo; Vatican News ne ha illustrato i nuclei principali. La data e la pubblicazione formale distinguono la notizia da precedenti riflessioni generali sulla nuova evangelizzazione.
Adulti, famiglie e comunità
Un passaggio centrale riguarda gli adulti. Il Dicastero ritiene insufficiente una pastorale quasi interamente concentrata sulla catechesi di bambini e adolescenti, se i genitori e gli altri adulti di riferimento non hanno ricevuto a loro volta un annuncio comprensibile e vitale. L’indicazione non svaluta l’iniziazione cristiana dei più giovani: chiede piuttosto di collocarla dentro comunità nelle quali la fede possa essere incontrata, discussa e vissuta anche nell’età adulta.
Ne deriva una responsabilità per parrocchie, movimenti, famiglie e operatori pastorali. Trasmettere la fede non coincide con consegnare nozioni né con difendere un’abitudine culturale; richiede testimonianza, linguaggio intelligibile e accompagnamento. Il documento insiste così sulla qualità ecclesiale dell’annuncio: la comunità deve rendere credibile ciò che proclama, senza ridurre il Vangelo a identità sociale o a codice morale isolato dalla relazione con Cristo.
Digitale e discernimento pastorale
Il cambiamento d’epoca comprende anche l’ambiente digitale e l’intelligenza artificiale. Secondo la sintesi vaticana, la sfida decisiva non è soltanto tecnologica ma antropologica: riguarda il modo in cui le persone costruiscono relazioni, ricevono informazioni e cercano senso. La Chiesa è quindi chiamata a usare gli strumenti contemporanei senza confondere la diffusione di contenuti con l’incontro personale e comunitario che la fede presuppone.
«Venite ad me» offre criteri, non una ricetta uniforme. Le Chiese locali dovranno tradurre l’orientamento in scelte verificabili: formazione degli adulti, preparazione dei catechisti, sostegno alle famiglie e capacità di dialogare con chi non possiede più il lessico cristiano. Il documento acquista rilievo perché collega dottrina e pastorale senza attribuire la crisi a un solo fattore e senza immaginare che un aggiornamento dei mezzi, da solo, possa ricostruire la trasmissione della fede.
Fonti e documentazione
Articolo originale della redazione Radio TV Pater. Per verificare i fatti e approfondire, puoi consultare i documenti indicati. I testi delle fonti non vengono ripubblicati integralmente.
- Sala Stampa della Santa Sede, pubblicazione di Venite ad me, 22 ottobre 2026
- Vatican News, sintesi del documento, 22 ottobre 2026
Data dei fatti: 22 ottobre 2026. Pubblicazione redazionale: .
