L'Imitazione di Cristo · Libro Terzo
Capitolo 43
Contro la vana scienza del mondo
1. IL SIGNORE. Figliuolo, non lasciarti commuovere dalle belle parole e dai sofismi degli uomini. Perché il regno di Dio non consiste in discorsi, ma nella virtù (1 Cor., IV, 20). Fai attenzione alle mie parole, che infiammano i cuori ed illuminano le menti, che ispirano il pentimento ed, in tanti modi, danno conforto. Non leggere neppure una parola per poter apparire più dotto e più sapiente. Sforzati, invece, di mortificare le passioni, perché questo ti gioverà molto più della conoscenza di tante astruse questioni.
2. Quando avrai letto ed imparato tante cose, dovrai sempre ritornare all’unico principio. Sono io che insegno all’uo mo la scienza e dò ai fanciulli una più chiara intuizione di quello che può esser loro insegnato dagli uomini. L’uomo a cui io parlo, diventerà saggio ben presto e progredirà molto nello spirito. Guai a coloro che cercano di saper dagli uomini tante cose curiose e si curano poco, poi, della via da seguire per servirmi. Tempo verrà, quando apparirà il Maestro dei maestri, il Cristo, Signore degli angeli, per ascoltare le lezioni di tutti, per esaminare, cioè, la coscienza di ciascuno. Ed allora Gerusalemme verrà scrutata alla luce delle lanterne, verranno rischiarati i tenebrosi nascondigli e le argomentazioni delle umane lingue saranno messe a tacere.
3. Sono io che elevo in un attimo la mente umile, perché apprenda, della verità eterna, più cognizioni di quante ne possa apprendere in dieci anni chi avesse studiato nelle scuole. Io insegno senza strepito di parole, senza confusione di opinioni, senza boria di onori, senza contrasto di dispute. Sono io che insegno a disprezzare le cose terrene, ad avere a noia le cose presenti, a cercare ed a gustare le cose eterne, a rifuggire dagli onori, a sopportare gli scandali, a riporre in me ogni speranza ed a non desiderare niente al di fuori di me, e, ad amarmi ardentemente, al di sopra di tutte le cose.
4. Qualcuno, infatti, amandomi intimamente, imparò cose divine e disse cose meravigliose. Aveva fatto più progressi, abbandonando tutto, che non studiando cose astruse. Ma io ad alcuni parlo di cose comuni, ad altri, poi, di cose speciali; ad alcuni mi mostro dolcemente attraverso simboli e figure, ad altri, invece, rivelo i misteri con molta chiarezza. Uno solo è il linguaggio dei libri, ma non istruisce tutti in egual modo; perché sono io, interiormente, maestro di verità, io che scruto i cuori, io che conosco i pensieri, io che spingo ad agire, distribuendo a ciascuno secondo quel che giudico che convenga.
