L'Imitazione di Cristo · Libro Terzo
Capitolo 8
La bassa stima di se stessi davanti agli occhi di Dio
1. IL DISCEPOLO. «Parlerò al mio Signore, benché io sia polvere e cenere» (Gen., XVIII, 27). Se mi considererò qualcosa di più, ecco che tu ti levi contro di me, ed invece le mie iniquità rendono una vera testimonianza che io non posso contraddire. Se però mi umilierò e mi ridurrò al nulla, e rinuncerò ad ogni mia reputazione e mi riterrò polvere, come sono, allora mi arriderà la tua grazia e la tua luce si avvicinerà al mio cuore; ed ogni stima, per quanto minima, io possa avere di me, resterà affogata nell’abissc della mia nullità e sparirà per sempre. Laggiù mi riveli a me stesso, cosa sono, cosa son stato e dove sono arrivato, poiché «sono nulla e non lo sapevo» (Sal. LXXII, 21). Se resto abbandonato a me stesso, eccomi un niente e debolezza assoluta; ma appena mi rivolgi il tuo sguardo divento subito forte e sono ripieno di nuova gioia. Ed è veramente meraviglioso che così all’improvviso io venga sollevato ed abbracciato da te con tanta bontà, io che dal mio proprio peso son sempre trascinato verso il basso.
2. Questo fa l’amor tuo, che graziosamente mi previene e mi soccorre in tante e tante necessità, difendendomi anche da gravi pericoli e salvandomi (per dire tutta la verità) da innumerevoli mali. Dato che mi ero perduto, amando malamente me stesso; ma poi, cercando te solo, ed amandoti puramente, ho trovato insieme e me e te, e da questo amore mi sento spinto, ancor più profondamente, nel mio nulla. Poiché tu, o dolcissimo, ti comporti con me al di sopra di ogni mio merito ed al di sopra di quanto io osi sperare o domandare.
3. Sii tu benedetto, Dio mio, perché nonostante io sia indegno di qualsiasi bene, la tua grandezza, nondimeno, e la tua bontà infinita non tralasciano mai di fare il bene anche agli ingrati ed a quelli che si sono molto allontanati da te. Facci ritornare a te, per restartene grati, umili e devoti: perché tu sei la nostra salvezza, la virtù e la fortezza nostra.
